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Sicilia, niente politica per chi si impegna contro la mafia

Niente politica per tre anni, per chi è in prima fila nel nome della legalità.  Niente strumentalizzazioni, dietro la bandiera della lotta alla mafia. Nessun uso “altro” della visibilità o della popolarità, che l’impegno contro i clan potrebbe dare.

Se coerenza e credibilità sono i pilastri di un autentico impegno contro le mafie, la decisione di Confindustria Sicilia di proibire la discesa in campo per i propri dirigenti è come un’altra colonna portante di una rivoluzione culturale iniziata nel 2007 in un teatro di Palermo. Prima, la strada dura di espellere dalla propria associazione chi non denuncia le richieste di pizzo- e quindi col silenzio, si fa complice delle logiche mafiose – ora, la scelta coerente di rinunciare per almeno tre anni alla partecipazione attiva alla vita politica. “Perché la Sicilia sulla legalità si gioca una partita decisiva e quello che abbiamo fatto in questi anni non può essere strumentalizzato da nessuno”, commenta- perentorio- Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, il primo volto di quest’ era nuova, che dal 2007 ha portato già all’allontamento di una trentina di imprenditori in tutt’Italia, ha “contagiato” positivamente anche altre realtà del Paese e ora va oltre. “E’ un modo per tutelare la credibilità dell’azione svolta”- insiste Lo Bello, anche se questo passa attraverso “la rinuncia ai diritti politici”. Perché la coerenza è tutto, nella lotta alla mafia.

“In molti, in questi anni, hanno proposto percorsi politici- racconta Lo Bello- Io non ho mai avuto la minima tentazione. Credo che sia importante continuare ad essere coerente con quello che abbiamo fatto,  sui temi della legalità, decisivi per lo sviluppo del nostro territorio”.