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Dietro il passamontagna dei black bloc

Il casco in testa. Il passamontagna infilato,  come gli occhiali anti lacrimogeni. Il cappuccio alzato.  Sagome nere — come il colore delle loro felpe — si stagliano ora sullo sfondo della piazza San Giovanni degli indignati — ora tra le strade antiche della Roma degli studenti; o ancora, difronte alle montagne della Val di Susa. Sigle e ragioni diverse finiscono insieme tra i fumi di un’unica protesta, che talora diventa guerriglia. E allora– annullate le differenze, con una semplificazione cromatica tutti diventano black bloc. Fantasmi neri delle ultime manifestazioni, spettri delle prossime stagioni..
Questa settimana, in “A Ciascuno il Suo” cerchiamo di andare dietro il passamontagna. Mentre a Roma, in piazza San Giovanni della camionetta bruciata resta un’ombra nera a terra, come la sagoma dei morti ammazzati per strada, tratteggiata con un gesso, che la pioggia ha già lavato via.
Dall’analisi del Viminale, agli ambienti anarchici, ai movimenti più attivi, fino ad un portone rosso nel centro di Torino. E’ qui che si trovano i militanti di Askatasuna, nome che in lingua basca rimanda alla libertà, ma che nelle informative delle forze dell’ordine evoca soprattutto uno dei centro sociali più estremisti. Le voci di molti, degli ex Disobbedienti di Genova, che c’erano anche a Roma, dei coordinatori della piazza degli indignati, come dei movimenti No Tav. Passando per le analisi dei magistrati. Mentre decine di poliziotti raggiungono la Val di Susa, nel pericolo di nuovi scontri, cercheremo di sollevare il passamontagna degli incappucciati.
E la chiusura letteraria invece- ormai consueto appuntamento- sarà un’immersione nel lessico dei giovanissimi, come quelli fermati a Roma, con l’enigmista Stefano Bartezzaghi, autore di “Come dire” (Mondadori). Ma anche di questo, tornerò a parlarvi. E soprattutto a farvi ascoltare.