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Il treno che viaggia al contrario

Il treno viaggia a ritroso. O meglio, io sono seduta nella direzione opposta. E a questo punto, non ho più scuse: uno sguardo alla calza-sfilata – e un tuffo nei pensieri.
Quando in pausa pranzo ho fatto una piccola fuga, ho cercato pure di comprare delle nuove calze, anche non lilla come queste. Ma nessun negozio ho incontrato nel mio tragitto. E allora, ho deciso che fosse un altro segno. Ora che è sera, la crepa sulla gamba destra è oltre il ginocchio: era una piccola fessura stamattina. Ma le cose avanzano, anche contro la nostra volontà. Come il tempo. E nulla è mai uguale, è proprio vero: fuori dal finestrino, luci e ombre si susseguono, in questa sera, che è come uno specchio. Fari improvvisi promettono feste lontane, ma c’ è soprattutto il buio, in questo paesaggio visto mille volte. Interrotto da flebili fiammelle. Il treno va al contrario e a me sembra di nuotare a dorso. Quando guardo la spiaggia allontanarsi e ho l’impressione di riavvolgere il nastro. Nuoto a dorso, ma con la stessa sensazione dello sforzo e del fiato trattenuto, che provo nella fatica della bracciata del delfino.
La paura (sará questa la parola giusta? Di sicuro non è completa, ma è la prima formulata) è così: è buio, è ignoto, è fiato corto e pensieri lunghi. Come le ombre di capo Nord, che fanno sembrare giganti anche i più bassi. Era anche questa una meta, nei giorni in cui il treno non viaggiava al contrario.

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