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Milano, Officina d’Italia

“I luoghi comuni aiutano a capire il mondo, ma lo irrigidiscono”. A scorrere tutte le immagini che il mondo ha delle città d’Italia, il nostro paese sembra tutto un luogocomune. Un campo di girasoli della Toscana, come nelle cartoline per turisti. “Tutto vero. E tutto falso”, ha rimarcato Gianni Biondillo, scrittore milanese, leggendo il suo inedito alla prima giornata di Officina Italia, l’appuntamento voluto da Antonio Scurati e Alessandro Bertante con i romanzi-ancora in lavorazione. Il tema, per questa quinta e ultima edizione, è “Milano capitale immorale”. Un titolo, a cui gli organizzatori non aggiungono il segno del dubbio, il punto interrogativo. Prospettiva, invece, quella interrogativa, secondo me, sempre più feconda di una assertiva. Anche se, a dire il vero, a sentire le trasformazioni letteraria di “Milan, la gran Milan” senti stringere un cappio sempre più forte al collo. Milano, dei 130 incendi dolosi in pochi mesi, dove le discoteche e pure i paninari sono per gran parte in mano ai clan, ricorda Giuseppe Catozzela, autore di “Alveare” e gli incendi aumentano. Perchè la regola dei boss è: “o io o nessuno”. E per questo, il centro sportivo di viale Iseo é stato bruciato e per questo- legge da suoi scritti futuri questo giovane scrittore meneghino- “un consigliere comunale dorme nella sua panetteria, nell’odore della farina, per cercare di evitare che gliela brucino di nuovo”. La Milano delle amicizie mafiose e di quelle delle lobby. La Milano, “bordello a cielo aperto”, come nella futuristica Venezia immaginata da Scurati nel suo ultimo romanzo. La città “con le budella di fuori”, che va “di utero in utero”. La città dove 95 cinema sono stati chiusi “nell’arco della mia vita”, conta Michele Mari, prima di declamare la storia del suo ultimo commensale, di un’ipotetica trattoria, che deve chiudere per lasciare il passo al soli negozio d’abbigliamento. Ma poi, invece, lui è sempre lì, perchè conserva “il cibo in un barattolo” e la trattoria non chiude. Perché “quando il gioco si fa duro, i duri giocani”, scherza Biondillo, senza mettere in dubbio la sua scelta di restare-nonostante tutto- qui a Milano, specchio sempre e comunque dell’Italia. Perché qualsiasi cosa succeda nella Penisola, prima è avvenuta sotto al Duomo. “Nel bene e nel male”. Qui, è nato il partito fascista e qui poi il corpo di Mussolini è stato messo a testa in giù a piazzale Loreto, al libero ludibrio di un popolo che solo pochi anni prima lo osannava. La liberazione si festeggia il 25 aprile, perché allora è avvenuta quella di Milano. Qui il partito socialista ha espresso il suo leader più carismatico, Bettino Craxi, e qui è crollato, sotto i colpi di Tangentopoli. Da qui é partito Silvio Berlusconi e un certo modo di fare politica e di intendere la vita pubblica. Milano, con più architetti residenti che a Parigi, ma con un “arredo urbano orrendo”. Milano, col più alto consumo di antidepressivi d’Italia. Milano, con la sua vita, le sue contraddizioni, ma anche le sue eccellenze. E le sue opportinità. Ma questa Milano, cruda, egoista, difficile, col pregiudizio di essere brutta, è però profondamente sincera. E soprattutto, “è sempre qui che si gioca la partita”.
PS la palazzina Liberty ospiterà ancora oggi e domani gli scrittori, ospiti di Officina Italia. Ero stanchissima ieri sera, quando sono arrivata alla Palazzina. E forse, proprio per questo, tra le parole e le luci di quest’edificio d’altri tempi, in un parco nel cuore di Milano, ho pensato alla mia idea di Milano. E ripensato alla mia esperienza. Ma questa ve la racconto un’altra volta. Solo una cosa voglio aggiungere: venivo da città di una bellezza spudorata, abbagliante, come la luce di Napoli. Ho scoperto scorci, dove il fascino si svela a dosi, come i giardini dietro i portoni del centro. O come una donna che non si concede.  Subito.

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