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Aspettando Natale. Col commissario Ricciardi

Nella città Purgatorio, la luce si mescola di continuo col buio; la ricchezza con la miseria. Il profumo del mare, con l’odore di frittura. Proprio come i vivi si confondono con i morti. E non stupisce allora che ci sia chi- come il commissario Ricciardi – sappia ascoltare tanto i primi, quanto i secondi. Soprattutto in quei giorni dell’ anno, che a Napoli tutto avvolgono in un’unica ritualità. Inizia col Natale- e con una nuova casa editrice- il nuovo ciclo di peregrinazioni di questo tutore dell’ordine partenopeo, nato dalla penna di Maurizio De Giovanni, che con l’ultima fatica- “Per mano mia, il Natale del Commissario Ricciardi”- chiude letteralmente le sue stagioni Fandango e passa ad Einaudi.
Un duplice omicidio, in una zona bene della città, apre una voragine (come quelle frequenti provocate dal maltempo) su una storia di sopraffazione, dietro l’apparente integrità. Su una quotidiana fatica di vivere e su una moltitudine di storie e personaggi, che si sovrappongono come le voci al mercato del pesce, il giorno della vigilia. Ricciardi cammina tra i viali sontuosi dell’antica capitale- dove ora imperversano le squadre del Duce- come tra i vicoli che puzzano di miseria, subito dietro l’angolo. E pagina dopo pagina, un indizio dopo l’altro si compone l’affresco di una Napoli tanto autentica, quanto variegata. Siamo negli anni trenta, ma si riconoscono già i sintomi della città attuale. In chiaroscuro: una certa consuetudine alla prevaricazione, una diffusa generosità, il vincolo di certe tradizioni. Così, in tutte le case in cui il commissario dagli occhi come il mare e il suo fedele assistente “panzone” entrano, ci sono pastori e pecorelle a preannunciare il Natale, insieme agli odori di minestra maritata e struffoli. Ovunque: dalle baracche dei pescatori, alle case dei luogotenenti del Duce, è così il presepe -con tutta la sua simbologia- ad avvicinare le tante facce, diverse, della stessa città- insieme all’unica lingua condivisa da scugnizzi e dottori. Forse- secondo teorie condivise anche da Raffaele La Capria- nel tentativo degli aristocratici di “arruffianarsi” la plebe in ebollizzione, dopo i moti di Masaniello.
Una Napoli profonda si aprirà così alla lettura dell’ultimo De Giovanni, con un’immersione tra i quartieri storici (anche famosi) – ma lontani da una certa agiografia partenopea, che sta ultimamente trasformando gli scorci del capoluogo campano in un ricorrente set per pubblicazioni acchiappa-lettori. Come i fasci di peperoncino, nelle vetrine di cibi per turisti. Accompagnando i passi del commissario Ricciardi e i suoi silenzi, scoprirete invece come basta voltare l’angolo per scoprire città diverse, in un’unica metropoli. Città che cambiano a seconda dell’indirizzo, del tempo e pure dell’umore. Ma che si mescolano e confondono in continuazione, nei presepi sparsi per la città. Come nella città-presepe.

Ps Gli ascoltatori di Radio24 hanno conosciuto già la voce-roca- di Maurizio De Giovanni e la sua penna, nella Storiaccia d’autore che ha scritto per noi.
Ai milanesi, segnalo la presentazione del suo libro venerdì, alle 18 alla Fnac di via Torino.

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