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Cala il sipario sull’era Berlusconi

“Dobbiamo costruire il nuovo miracolo italiano”. E Forza Italia….
Iniziata con la forza di un sogno e la potenza della televisione, l’era di Silvio Berlusconi finisce con le feste in piazza e lo spettro del baratro sui mercati.
In mezzo tra quel 26 gennaio ’94 e questo autunno 2011, ci sono i 1.284 giorni di una stagione nata sulle macerie di Tangentopoli, quando il Cavaliere diceva che “l’Italia era il Paese che ama” e non “il posto di merda”, registrato dalle ultime intercettazioni. Simbolo della Seconda Repubblica, ha portato nei palazzi del potere la filosofia del marketing televisivo e del “ghe pensi mi”, del presidente operaio, che passa dai terremoti alla monnezza; e che tutto concentra sul suo corpo, con sempre più capelli e meno rughe. Incarnazione, di opposte tifoserie nel Paese.
In questi 17 anni di Berlusconi, la politica è stata anche quella delle cene con Umberto Bossi e del partito nato da un predellino.  L’era di berlusconi è stata anche quella delle barzellette, delle show girl portate in Parlamento, dei canti con Apicella- come dei leader internazionali in gita al Vulcano di Villa certosa. Non dimenticando gli scandali del bunga bunga e le gaffe in mondo visione. “Signor Schultz, la proporrò come Kapò”. “Obama è bello, giovane e pure abbronzato”.
Annunciata con un messaggio di “concordia”, la stagione del Cavaliere sarà archiviata anche come l’apice dello scontro tra due poteri dello Stato, politica e giustizia, rinnovato con i processi milanesi, le leggi per evitare le aule e gli attacchi ai magistrati, davanti ai quali dovrebbe tornare il 5 dicembre-per il caso Mills. “Sono il più perseguitato in assoluto dalla magistratura”.
Dopo quasi 18 anni da quella promessa di miracolo- dunque – “l’uomo dei baccanali”, per dirla col New Times- lascia. E la sua musica finisce.