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Reputazione, contro le cosche

“Rispetto delle regole e lotta alla criminalità”. In quest’Italia, nel pieno di una tempesta politica e finanziaria, il irichiamo alla legalità non è solo il faro di un valore, ma diventa un antidoto contro la crisi nelle parole di Guido Tabellini, rettore dell’Università Bocconi e possibile candidato al ministero dell’Economia, nell’esecutivo Monti. Così, se l’Italia vuole risalire la china, per il professore “è anche in questa direzione che deve andare, prestando un’attenzione ancor maggior – dice – “al rispetto delle regole e alla lotta alla criminalità”. Principi estremamente collegati, come dimostrano le vicende giudiziarie e finanziarie, passate e recenti. E per questo, si sviluppa sulle parole dei pentiti, come sulle analisi degli studiosi, l’intera lectio magistralis – nel giorno della Virtù civile – del procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone (cliccare qui, per l’audio e qui pignatone abstract per una sintesi della lezione). Titolo, “criminalità, legalità ed economia”. Prima al Nord, che al Sud, perché- come diceva un vecchio boss di mafia, Antonino Giuffré, “Cosa Nostra esiste per arricchirsi”. E lo fa dove i soldi girano di più. “La Banca d’Italia ha calcolato- ricorda Pignatone – che il riciclaggio copre il 10% del Pil.  Una cifra quasi doppia rispetto agli altri Paesi industrializzati e giustamente- riflette il procuratore- attribuisce questa enormità alla presenza insieme delle mafie e poi di fatti di corruzione ed evasione fiscale. che spesso si sovrappongono. E Bankitalia parla di multinazione del crimine”.

Come mafia e corruzione contribuiscono insieme a corrodere la crescita del nostro Paese, non c’è un muro tra l’economia sana e quella criminale, ma un’ampia zona grigia. La elenca il professor Donato Masciandaro: “Noi abbiamo l’economia criminale e poi abbiamo l’economia illegale e poi l’economia irregolare, e poi ancora abiamo l’economia sommersa”.

Ed è per tutto questo, che il procuratore calabrese Pignatone torna a rinnovare il suo appello al Nord e alla sua società civile, “certamente più ricca e articolata di quella del Sud” – nota, perché combatta “in tempo” le infiltrazioni mafiose nella società e nell’economia. Anche con incentivi alle imprese, che si impegnino di più nel tenere a distanza ogni abbraccio dei clan. Nella sala, gremita di studenti universitari, ad ascoltare- tra gli altri- c’è Pina Maisano Grassi, vedova di Libero Grassi, ucciso dopo il No al suo estorsore. Ascolta e annuisce più volte anche Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, più citato anche dal palco, come l’artefice della “rivoluzione culturale”, introdotta con la decisione di espellere dall’associazione chi non denuncia il pizzo. Un silenzio patto, che diventa non più conveniente, per le ricadute immediate e per la perdita di quel fattore di “autorevolezza e reputazione”, ancor di più, centrale nell’economia. Come nella malavita. E i boss lo sanno bene. Così recenti intercettazioni di un collaboratore di ‘ndrangheta, agli atti di un processo in Corte d’Appello a Reggio Calabria, riportano le riflessioni di un ex boss “sull’aria cambiata da un paio d’anni: la gente ora vuole stare lontana da noi, per non essere coinvolta in scandali”.  Il Fattore Reputazione, dunque, centrale nella mafia, come nell’antimafia.  Una parola, che sembra d’altri tempi, ma che non ha mai perso il suo preciso valore. Rieccheggia nell’aula Magna della Bocconi – che saluta con un applauso di buon lavoro il “suo” professor Mario Monti, premier incaricato – ed è la parola che meglio sintetizza la giornata della Virtù civile, dedicata a Giorgio Ambrosoli,  l’eroe borghese, ucciso dalla mafia di Sindona e dagli intrighi dell’alta finanza.