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Il maxiprocesso alle cosche del Nord

“Se l’ imprenditore si limitasse a pagare la tangente e basta, la mafia non acquisirebbe quel sistema di relazioni”. Quello cioé che rende la presenza delle cosche su un territorio un assedio sempre più stringente e sistematico. Ed è proprio questa complessa rete di relazioni – di cui parla il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone – che domani viene giudicata a Milano nel primo maxiprocesso alle cosche del Nord. E’ attesa per domani mattina infatti la sentenza a carico di 119 presunti affiliati alla ‘ndrangheta, arrestati nel maxi blitz, che nel luglio dell’anno scorso, portò in carcere più di 300 persone tra punta e testa dello Stivale. Milano si ricordò allora di avere i boss sotto le sue guglie e dentro i suoi appalti. Milano scoprì quel giorno, che nella geografia della ‘ndrangheta la Lombardia era una provincia fondamentale dell’ impero con i suoi 15 locali, cioè feudi dei clan, e un esercito di almeno 500 persone. Milano da quel giorno si è ritrovata omertosa, proprio come la Locride, visto che anche davanti alle evidenze, molti imprenditori preferiscono non denunciare. Due sono stati per questo anche mandati in carcere dal giudice Giuseppe Gennari, che ha firmato tutti i principali arresti degli ultimi mesi contro le cosche a Milano. “Negli ultimi tre anni, ci sono stati oltre 100 atti intimidatori, 70 episodi commessi con armi o esplosivo. Ma questi dati sono stati tratti dalla Procura da fascicoli contro ignoti”, racconta a Radio 24.
E la Milano- che attende l’esito del suo maxiprocesso, è la stessa che si prepara all’Expo, con 64 accessi preventivi già fattinei cantieri  dagli agenti della Dia, 233 società- 1.114 persone controllate. Numeri da feudo in ndrangheta, ed in fondo- come registrò una vecchia intercettazione – “Platì o Buccinasco è la stessa cosa”.
Il maxiprocesso alle cosche del Nord sarà il tema della puntata di questa settimana di “A Ciascuno il Suo”- sabato, 8.30