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Le mafie del Nord

Una nebbia fittissima avvolge l’aula bunker e inghiotte velocemente i pullman della polizia penitenziaria. E’ nel silenzio ovattato di questa periferia meridionale di Milano, che si aspetta la prima sentenza del primo maxiprocesso alle cosche del Nord. 119 gli imputati degli oltre trecento arrestati nel luglio del 2010 nel maxiblitz tra Lombardia e Calabria. La nebbia – fitta – e l’attesa per una sentenza, rimandata di 24 ore, aumentano la tensione, per un verdetto che comunque sancirà uno spartiacque nella storia della presenza delle mafie.  E da qui- da questa aula bunker di via Ucelli di Nemi a Milano, partirà la puntata di domani di “A Ciascuno il Suo” dentro le mafie del Nord.

Dati, storie e segnali di clan in movimento, soprattutto in Lombardia, dove “negli ultimi tre anni c’è stato un centinaio di intimidazioni a imprenditori e una settantina di atti violenti”, calcola Giuseppe Gennari, il giudice milanese che ha firmato la maggior parte degli ultimi arresti di presunti boss. E questi dati- racconta- “la Procura li ha ricavati da fascicoli tutti contro ignoti”. L’omertà di Milano. E gli affari, ambiti dalle cosche. A cominciare dall’Expo.

“Per l’Expo, la fretta aumenta il rischio iniltrazioni, ma saremo molto vigili”. Ospite di “A Ciascuno il Suo” questa settimana,  anche il colonnello Alfonso Di Vito, capo della Direzione Investigativa Antimafia di Milano. Nell’ intervista fornisce anche le stime dei controlli fatti anti infiltrazioni. “In questi due anni, a 130 imprese in Lombardia è stata revocata la certificazione antimafia: sono quasi tutte del settore edile, in prevalenza movimento terra, ma c’era anche un istituto di vigilanza. Per la maggior parte- spiega il colonnello Di Vito – sono imprese siciliane e calabresi, anche se spesso sono solo formalmente del Sud”. Quanti ai controlli, “in due anni, sono stati fatti più di 80 accessi direttamente nei cantieri, 13 nelle cave”, con un monitoraggio di 233 società – riferisce Radio 24 – e 1.114 persone. “Per l’Expo, il problema delle verifiche è costituito dai tempi molti stretti, perché- spiega il colonnello Di Vito – ci sono migliaia di aziende, circa 300 da moltiplicare per le 68 opere dell’Expo”. Tra le opere sotto il controllo della Dia, anche la Brebemi e la Pedemontana. “Per la Brebemi, sono state escluse 6 imprese per infiltrazioni mafiose, 4 impegnate nei cantieri della Pedemontana”, riferisce il capo della Dia di Milano: “accessi- aggiunge- sono stati fatti già anche nei cantieri della metropolitana milanese”. Anche questo nella puntata di A Ciascuno il Suo, che partirà dall’aula bunker di Milano e da Desio, dove è stato ucciso un imprenditore dalle origini siciliane e gli affari- pare- poco chiari.

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