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Ndrangheta, se anche i giudici aiutano le cosche

Un giudice che manda un fax, sulle inchieste in corso. Un altro,  che si vende- in cambio di “rilassanti serate” con prostitute. Un maresciallo della Guardia di Finanza di Monza, al libro paga dei boss. Politici, da ungere per scalare i Monopoli di Stato. “E’ drammaticamente elevato – scrive il gip Giuseppe Gennari –  il numero di uomini pubblici con cui il clan Valle-Lampada coltiva proficui rapporti”. E’ la zona grigia al servizio delle cosche, tra Calabria e Lombardia. Sono i professionisti, come medici e avvocati.
Ma soprattutto, sono magistrati, come Vincenzo Giglio- giudice del Tribunale di Reggio, che rivela notizie in cambio del sostegno alla nomina di sua moglie a Commissario dell’Asl di Vibo Valentia, Alessandra Sarlo.  Lui, che pubblicamente prendeva le distanze da certi personaggi, e in privato li sentiva anche per gli auguri di compleanno. “Domani, ci dà l’ambasciata il giud”- scrive in un sms Francesco Lampada.
Intermediario tra i clan, la toga e la sanità il consigliere regionale, Francesco Morelli-che già l’anno scorso – registrano le ntercettazioni – era in “ansia per le inchieste di Ilda Boccassini”, “la rossa che era contro Berlusconi” -dicono al telefono. Ma se nell’ agenda degli incontri politici dei clan compaiono pure una cena con Roberto Formigoni o la presenza di Gianni Alemanno ad una festa elettorale – o ancora l’onorevole Colucci-  sono soprattutto gli amministratori locali ad essere sostenuti. Con i voti. Dalla Calabria, alla Lombardia. Perché “per gli appalti loro sono più utili di deputati senza peso”- nota il gip, che ricorda come per la prima volta direttamente un mafioso, Leonardo Valle, abbia tentato-invano-di candidarsi a Cologno Monzese. Dunque, Lombardia-come Calabria. Perché –  scrive ancora il gip milanese – “non esistono affari del Nord e del Sud”. Ma un’ unica mafia.