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Zagaria, catturato il boss di Gomorra

“Noi gli abbiamo detto: lo Stato ha vinto. Zagaria esci”.
L’hanno trovato, laddove sapevano che fosse: nelle viscere della sua terra. Dopo averlo cercato per 16 anni, l’hanno catturato nel covo sotterraneo di 6 metri, senza luci e senza aria, divenuto il suo quartier generale. E’ metà mattina e il sole splende a Capapesenna, quando lo Stato – il 7 dicembre 2011 – espugna il bunker del super boss di Gomorra, Michele Zagaria.
Era un fantasma per quasi tutti Capastorta – nomignolo che il superboss si portava dietro da sempre, per via della sua conformazione fisica. Lo chiamavano anche il monaco, proprio per la sua vita – senza legami, né famiglia. Ma ugualmente, tutto avveniva nel suo nome. Nel feudo dei casalesi. E tutto si reggeva su di lui,  dagli affari sulla monnezza, al business del cemento, dall’imposizione del caffé o del latte nei bar, alle regola del 5% dei pizzo – per tutti. Cresciuto insieme al mito della sua imprendibilità – era diventato il numero uno dopo le catture di Schiavone, Setola e poi d’O’ Ninno, Antonio Iovine. Proprio per questo, ancor di più lui “s’affumò” – si fece cioé come fumo – per dirla con un’espressione usata dai siciliani, di cui Zagaria imitava stili e abitudini, comportandosi da padrino. Ma dopo 16 anni, il boss che si era fatto fantasma si è ritrovato davanti nel suo bunker senza aria e senza luci, il magistrato che da più tempo lo cercava, Federico Cafiero de Raho- procuratore aggiunto della Dda di Napoli.
E da qui, da vico Mascagni- davanti al cancello della villetta che custodiva il capo dei casalesi – parte la puntata di “A Ciascuno il Suo”, la seconda dedicata a Zagaria- dopo quella speciale in onda giovedì mattina. Il racconto della cattura (con il faccia a faccia tra il boss e il magistrato), l’analisi degli affari del boss- dal pizzo anche alla Parmalat, al cemento dell’Emilia Romagna- fino agli equilibri futuri nel clan dei casalesi. Ma anche l’ampia area dei fiancheggiatori, a cominciare da quanti gli avevano progettato e costruito il bunker supertecnologico in cui si nascondeva.
Interviste- tra gli altri- al procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, al giudice Raffaele Cantone, a Raffaello Magi- il giudice che scrisse la sentenza del processo Spartacus. E poi il procuratore capo di Napoli, Giandomenico Lepore, e il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso.
*colonna sonora, neomelodici