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Delitto Roveraro, nel segreto dei soldi

Un importante finanziere, ucciso e fatto a pezzi. Un delitto ricostruito, ma mai del tutto compreso. Un grande mistero, dove soldi e opere di carità si mescolano. Nelle segrete stanze dell’ “Opus Dei“.

Rosse- su una copertina bianca-  spiccano le due parole latine che compongono la sigla simbolo di una delle più importanti e potenti associazioni religiose cattoliche. Perché è lì, nell’Opus Dei che, secondo gli autori di questo libro inchiesta, che vanno cercati i misteri dell’omicidio Roveraro.  Lì, nel “Segreto dei Soldi”- come recita la seconda parte del titolo del saggio di Angelo Mincuzzi e Giuseppe Oddo (Feltrinelli, 216 pag, 14 euro).

Famoso finanziere milanese, Gianmario Roveraro fu ucciso con un machete nell’estate del 2006. A lungo considerato l’anti-Cuccia cattolico, come ricordano i due colleghi del Sole24ore,  si era imbarcato in un affare distante mille miglia dagli uffici nel centro di Milano che lui frequentava, un affare che sarebbe stata l’origine della sua morte. Cinque anni dopo, catturati e condannati i responsabili dell’assassinio, restano ancora da definire i contorni nei quali maturò. Ed è da qui che parte il libro “Opus Dei- Il segreto dei soldi”, dalle domande rimaste ancora senza risposte, dopo le sentenze. Capitolo dopo capitolo, si aprono così le porte sui rapporti d’affari, che hanno scandito la vita di Roveraro. Soprattutto all’interno di quella galassia “opaca di società controlllate e gestite da uomini della Prelatura”. Laddove l’alta finanza convive col cilicio, che il finanziere dell’Opus Dei indossava- come racconta un suo amico, a cui lo confidò il giorno in cui sui pantaloni comparvero macchie di sangue.

“Roveraro gestiva fondi dell’Opus Dei?”. La domanda- a bruciapelo- Angelo e Giuseppe l’hanno rivolta a molti dei loro interlocutori. E la risposta è nel puzzle di indizi raccolti in una grande inchiesta giornalistica, iniziata laddove le sentenze si erano fermate.

Ps. Il 2 Dicembre, all’interno di Italia in Controluce (6.30 del mattino) ho parlato del libro con Giuseppe Oddo.

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