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Olympos, dove Eros gioca a dadi. Con le nostre vite

Alla fine, lo sapevo che lì saremmo andati a finire. Che tra tutte le divinità dell’Olimpo, su quella ci saremmo soffermati. E scaldati. E appassionati. Proprio come la lingua che batte sul dente che duole.
E proprio di lingua- in questo caso- si parla, ma di quella- perfetta- degli antichi greci. Che mai avrebbero detto “Ti amo”, ma piuttosto “Eros mi possiede”, “Eros mi sconvolge”. “L’amore, cioè Eros, era sempre il soggetto: l’essere umano, invece, soltanto l’oggetto”, spiega Giorgio Ieranò nel suo libro sugli dei- Olympos, (ed Sonzogno, 253pag 16euro), presentato ieri a Milano, al Bistro del Tempo Ritrovato. E in questo anche la scienza concorda, perché “esami neurologici su una persona innamorata mostrano-ha aggiunto Eliana Liotta, direttore del mensile OK-La Salute prima di tutto, con cui abbiamo presentato il libro – come il cervello sia posseduto dagli effetti di ormoni, ecc”. I greci li chiamavano divinità e sapevano che potevano essere capricciose, dispettose, incomprensibili spesso e quasi sempre perfide-anche se in apparenza dolci – come “solo i bambini sanno essere. Come cioè viene rappresentato Eros, che in origine poco aveva a che fare con quell’immagine del puttino innocente consegnataci dalla tradizione. Ma è un bambino, consapevole del suo potere e della sua arte di ingannare, raffigurato per lo più mentre gioca a dadi (con la nostra vita) con Ganimede. In genere barando”. O è il vento, che giù dal monte abbatte le foreste. O una malattia, che consuma. E così nelle parole di Ieranò l’excursus filologico e iconografico intorno a Eros si è mescolato alla caccia delle tracce dell’originario mito rimaste nel nostro linguaggio, come dalle citazioni dei versi immortali di Saffo si è passati alle riflessioni sulla banalizzazione dell’antico. E così è stato, parlando dell’ambiguità di Ermes, il messaggero; delle conseguenze di Dioniso; di ubris e nemesi. Di Olimpo e di vita umana.
Ed è questa la vera forza di Olympos, il libro di Ieranò che mescola appunto il suo rigore di professore universitario di Letteratura Greca, appunto, al ritmo del romanziere. Con la capacità di mescolare ironia e filologia, liberando la mitologia ellenica dalle ragantele di chi la vorrebbe confinata solo al silenzio delle biblioteche (o all’opposto al gossip televisivo). E in tal modo riporta gli inquilini del più sacro dei monti della Grecia nella loro originaria- e quindi più corretta- dimensione, se è vero- come è vero- che lo stesso Omero spesso usava l’ironia, raccontando di dei ed eroi, del Pelide Achille e dell’Aurosa rododaktulos, dalle dita di rosa. L’aggettivo più bello mai concepito da mente umana, secondo me.

Ps La presentazione del libro di Ieranò (perfetto regalo di Natale!!) ieri per me è stato un ritorno alla “vecchia fiamma”, per dirla con le parole di Didone…cioè i miei studi in lettere classiche. Ma è stata anche la conferma- vista la quantità di persone che c’erano (e le copie del libro non sono bastate!!)- che la cultura classica può essere pret-a porter. Purché affidata a chi la conosca davvero e che quindi sa divulgarla, senza banalizzarla. E questo è il caso di Olympos, come anche una grande grecista ha scritto sul Corriere della Sera giorni fa, Eva Cantarella.

Pps tra le storie degli antichi dei, si narra in Olympos anche di Latona, della nascita di Apollo e dell’isoletta che unica l’accolse, per farla partorire: Delo. Attaccata alla mondana Mykonos, tutta un unico parco archeologico tra il cielo e il mare, per me è l’Olimpo concesso a noi mortali. La felicità in terra. E allora vi confido che lì è stata scattata la foto che uso sul mio account su twitter- @rafcalandra.

Ppps la serata è finita a casa di un famoso musicista/cantautore italiano, amante del mondo greco e della rebetica, le canzoni della mala elleniche.

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