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In processione alla nave spiaggiata

Isola del Giglio. Il traghetto arriva sull’ isola. E scarica nuovi mezzi per i soccorsi, altri rifornimenti per una popolazione all’ improvviso triplicata. Scarica i passati incubi dei sopravvissuti e le nuove lacrime per chi ancora manca all’ appello.

Arrivano da ogni parte del mondo i familiari dei dispersi del naufragio della Concordia e uno dietro l’altro – come in un cimitero, si accostano prima alla nave, che è tornata a muoversi bloccando di nuovo le ricerche, poi spariscono sotto la tende dell’ unità di crisi, per una sciagura dall’entità non ancora definita. “Per ore non riuscivamo a sapere se mio fratello fosse a bordo; c’è stata confusione”, è l’accusa che sottovoce-a quanto riferisce chi c’era- Kevin, del cameriere indiano tuttora disperso, rivolge alla Concordia, durante un incontro con anche i familiari di una peruviana. Arrivano anche due sopravvissuti. Padre e figlia, dal texas: davanti alla chiesa, dove hanno pregato, oscar rosales racconta di essere tornato a rivedere la nave, grato di essere vivo -pronto ad accusare il comandante di essere un codardo. Gratitudine c’è invece soprattutto nei messaggi lasciati da altri passeggeri- sulle pareti della scuola, dove erano stati accolti dopo il naufragio. Ci vorranno mesi prima di riuscire a rimuovere la Concordia: nel frattempo, su una grossa zattera si preparano i mezzi per lo svuotamento del serbatio.

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