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Scontri No Tav, più generazioni negli arresti

C’è l’ex irriducibile delle Br. E lo studente ventenne. C’è il consigliere comunale- accusato di aver picchiato gli agenti pure con la stampella-, ma c’è pure un barbiere e un sindacalista. Ci sono nomi del centro sociale Askatusana- come dell’area anarcoinsurrezionalista.

Provengono da storie e generazioni diverse i mlitanti No Tav, arrestati per gli assalti al cantiere di Chiomonte del 3 luglio scorso. Arrestati (in 26 alcuni in carcere, altri domiciliari in 15 province diverse), per un’azione violenta “che era stata concertata, organizzata e sul posto addiruttura coordinata” – scrive il gip Federica Bompieri che nelle 200 pagine della sua ordinanza – ricostruisce la dinamica di scontri, che definisce “non estemporanei”. Ci sono pure decine di foto e filmati agli atti dell’ inchiesta, che riporta in carcere Paolo Maurizio Ferrari, già brigatista a fianco di Curcio e mai pentito; ma pure un ex di Prima di Linea, come Stefano Ginetti o tra i giovani manda ai domiciliari il diciannovonne figlio di un membro delle nuove brigate rosse, Latino. Molti gravitano nell’area di Askatasuna- di cui è stato arrestato il leader Giorgio Rossetto.  E molti “gruppi – scrive ancora il gip- a Chiomonte si alternavano nello sferrare l’attacco alle forze dell’ordine, si da dare il cambio a chi stava in prima fila”. Identificarli è stato il principale lavoro degli inquirenti – che col procuratore Giancarlo Caselli ora ricordano che “il blitz non è contro il movimento”, come non c’entra col terrorismo.

“Chiunque pensasse di trovare qualcosa contro la Val di Susa o contro il movimento No tav- esplicita il procuratore Caselli- sbaglierebbe”.

Il movimento però si infuria, punta il dito contro un blitz “voluto per dividerci e delegittimarci” – secondo uno dei leader Perino e subito da Torino a Genova a Milano sono partite manifestazioni, per chiedere la liberazione dei fermati.

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