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Terremoto a Milano

IlIl caffé lasciato a metà. Il libro aperto. I biscotti accanto. Al piano di sopra, il letto sfatto. Le ante del mobile sollevate. E’ mezzanotte, sono da poco rientrata a casa e ritrovo i segni di un’uscita veloce. Questa mattina. Per il terremoto. La vita congelata in quell’attimo.
Verso le 9, questa mattina-lo saprete già tutti-una scossa è stata avvertita in quasi tutto il Nord d’Italia. A Milano, molto. Fortunatamente, senza lasciare conseguenze. Però l’allarme è stato alto. Perché? Perché il terrmoto fa sempre paura, perché da noi evoca scenari catastrofici. Perché abbiamo la coscienza sporca, con le nostre costruzioni abusive, i condoni ripetuti o i vecchi palazzi mai restaurati.
Ho sentito il terromoto arrivare, come un’onda. Crescere, sotto la mia sedia. Che ha iniziato a tremare. Raggiungere la mia libreria, che vibrava e poi all’apice coinvolgere frigorifero e pensili vari in un unico tintinnio di stoviglie. Ero in pigiama e non mi andava di scendere giù (non era il più bello dei pigiami, a dirla tutta. E c’è sempre una “dignità” da conservare, no?). Non ho fatto-come invece mi ha confessato un amico, che non voleva scocciature che lo costringessero ad alzarsi prima del tempo- il calcolo che “se il palazzo sta in piedi da fine ‘800, perché proprio ora deve crollare?”. Però cercavo ragioni, per non dovermi preoccupare. Nonostante la mia paura antica per i terremoti. In ogni caso, a scanso di equivoci- ho aperto una delle due chiusure di casa. Che non si sa mai. E questo quando già le signore erano sui balconi in vestaglia e dal cortile arrivava l’eco di chiacchiere sovrapposte. Ho “affrettato” la mia uscita di casa, che è sempre un concetto relativo visto che con la caviglia ancora fuori uso sono tutt’altro che veloce. Verso la redazione. Che è più moderna. E c’è molta più gente.
Però ora che sono tornata, tutto è come congelato a quel momento. E qualche brivido mi è tornato ancora. Ma ho sonno. E allora decido di affidarmi ai calcoli, come quel mio amico. E alla buona sorte, che non guasta mai.

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