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Neve “gialla” a Suzzara

Più che la tradizionale nebbia, quest’anno il giallo dei libri ha colorato di sé la neve. Abbondante sulle case della bassa. Ma come il grande successo dei thriller scandinavi può forse confermare, quando fuori gela, dentro- nel chiuso delle stanze- bruciano storie e fantasmi. E così è stato, in un certo senso, quest’anno a Suzzara (Mantova), al festival Nebbia Gialla. Divenuto un appuntamento fisso anche per Storiacce, per raccogliere alcuni dei racconti che ascoltate su Radio24 la domenica (15 e 23).
Ho temuto di restare in panne, lo confesso, in mezzo alla campagna ghiacciata e di non arrivare in tempo. E per questo, al pensiero dei passeggeri bloccati sull’intercity due giorni prima, nella mia già pesantissima borsa ho infilato pure una bottiglietta d’acqua, un altro libro e il caricabatterie del bberry. E invece, smentita (fortunatamente) dai treni regionali, fermata dopo fermata-dopo tre ore tra Lombardia e Emilia – sono arrivata. Ho salutato vecchie conoscenze, chiacchierato con autori noti e promettenti esordienti, raccolto Storiacce -appunto- “attraversato” le “città del giallo”, partecipato a “pranzi, merende, colazioni e aperitivi” col detective, lo scrittore o il delitto (i dettagli sul programma di Nebbia Gialla: la voce di tanti ospiti di quest’edizione l’ avete già ascoltata nelle Storiacce d’autore, da Carrisi a De Giovanni, da Varesi a Roversi).
Ma ho avuto anche l’occasione di tastare l’attenzione di altri paesi verso la letteratura italiana, con delle chiacchierate con traduttori di libri, soprattutto tedeschi. Meno mafia, più fantasy, meno saghe familiari, più storie intime e metropolitane. Dopo la grande sbornia di libri su boss e infiltrazioni-subito dopo la strage di Duisburg- le case editrici tedesche chiedono in generale meno titoli italiani, a quanto mi hanno raccontato Katharina Schmidt e Juliane Roderer. “Forse per colpa anche di tutti gli scandali e delle proiezioni dell’immagine attuale del Belpaese sulla Germania”, riflettono. Forse il famoso e contestato editoriale dello Spiegel di qualche giorno fa sui vizi italici e gli Schettini nostrani lo conferma.
Quello che invece occasioni come questo festival confermano è che la provincia va spesso controtendenza rispetto agli interessi culturali e alla lettura-scarsa in media nel Paese. Sarà che i gialli in Italia tirano; sarà che in una realtà piccola la gente partecipa più volentier a iniziative come queste; sarà la curiosità di capire di cosa scrivano gli autori che incontri e ascolti, ma ho visto donne, uomini, ragazzi uscire con pile di libri sotto-braccio, sfogliare le copie nei luoghi degli incontri, partecipare-numerosi-ai vari incontri. Nonostante la neve.
Ed è per questo che spesso penso che l’immagine profonda del nostro Paese sia più difficile da classificare, di quanto si creda. E mi convinco sempre di più che sia qui la pancia dell’Italia, nel bene e nel male. Nelle cittadine e nei villaggi, dove si arriva tra strade secondarie e campagne ancora coltivate. Gli scrittori infatti le battono, costantemente, come Massimo Carlotto, ospite abituale ormai del Nebbia Gialla.

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