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Ciliegie per Lolita, il sexy commissario

Preannunciata dall’odor di arance, misto a vaniglia e ai profumi della cucina mediterranea, il commissario Lobosco piomba sul vostro comodino. E se un nome è già promessa di un destino, Lolita- per definizione- non potrà che ammaliarvi. Sedurvi. Con la sua femminilità a stento contenuta nella divisa o con le sue ricette. E non potrà che portarvi con sé. Da un caso all’altro. Come da un uomo all’altro. Perché, “chi l’ha detto che devono solo portare i pantaloni gli investigatori, commissari e funzionari dell’ordine vario fascinosi e conquistatori?”, obietta Gabriella Genisi, che  impastato la sua Lolì come le crostate che sforna a Bari per marito e tre figli, ma anche per gli ospiti delle presentazioni dei suoi libri (Oggi, 18.30- a Milano- siamo alla libreria “Centofiori”, piazzale Dateo. Si presenta “Giallo ciliegia”- Sonzogno editore).

Allieva di Montalbano, del celebre commissario di Vigata Lolita conserva oltre che il sapore di un flirt – consumato nel primo libro (“La circonferenza delle arance”) – il metodo di lavoro, soprattutto. La conoscenza profonda del territorio, la capacità di entrare in sintonia con la gente durante le indagini, l’arte di ammaliare. Con le sue debordanti forme – leit motiv di contiinue punzecchiature da caserma, appunto – o con la sua semplificità. Lolita è un commissario che non resta dietro la sua scrivania, ma va in giro- a volte con la macchina scoperta – e sa parlare il codice tanto delle donne vestite a lutto della Bari vecchia, come degli arricchiti coi traffici dal Montenegro o ancora quello degli arrampicatori, circondati da una suburra di escort e potere. E lo sa fare perché ogni giorno rinnova la sua parte di sangue pugliese, girando per mercati, entrando nei vicoli o nelle case di calce bianca della Muraglia. L’origine barese in Lolita è complementare con la componente partenopea, che le addolcisce lo spirito levantino, con una buona dose di ironia. E una ricerca costante dell’amore. Che “nel dialetto barese non esiste”, mette subito in chiaro la scrittrice, capace di scherzare pure sul fatto che “vorrà dire qualcosa se anche la venerazione  per San Nicola nasce da un furto a Bari…”. Cosi c’è il brulicare della città in questo secondo caso del commissario Lolita – che presto sarà anche sugli schermi Rai con una serie tv, nei tratti di Micaela Ramazzotti. C’è la suburra dei giri di Tarantini, c’è il dio denaro che impera, e ci sono le cruenti cronache di violenze, incesti e cattiverie consumate all’interno delle famiglie, dietro la storia della sparizione di un giovane pescatore, che condurrà a giri più ampi.

Nel frattempo, ogni singolo caso-per quanto intricato per il commissario Lobosco sia – non le fa dimentiicare la sua vita privata. Che condivide coi lettori, fin nei dettagli più intimi. Col suo status di single di ritorno, le avances hot ricevute via chat, le sue storie, le malinconie, il sesso, ma anche con  la sua difficoltà di ritrovare un equilibrio personale. Una donnavera. Insomma. Che entra come un ciclone nelle stanze grigie dei commissariati, portando nella galleria di poliziotti, ispettori, squadre omicidi, ecc- che affollano il nostro immaginario- quell’ elettricità complice, che suscita l’ingresso- in una stanza di uomini- di un femminone, con tacco dodici. Soprattutto poi se è “il commissario”. E tutto questo Lolita lo sente dietro di sé. E lo sa. Ma, “sistemato il reggiseno, per evitare che i bottoni saltino”, va avanti per la sua strada. E anzi, quasi si compiace di quelle voci sussurrate alle spalle. E anche per questo, è simpatica.

Presentazione- Oggi alle 18.30 alla libreria Centofiori di Milano, piazzale Dateo.

Ps Gabriella Genisi firmerà e leggerà poi la prossima Storiaccia d’autore, domenica (ore 15 e 23) su Radio24. Un’antemprima: è dedicata alla storia dei bimbi di Gravina

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