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La “gelatina” di Tangentopoli

Ora c’è anche la data.   E per i partiti si avvicina davvero la prova della verità. E del voto. Dopo gli annunci. Il 26 marzo arriva nell’aula di Montecitorio il ddl anticorruzione. E la Camera- 20 anni dopo Mani Pulite – avrà la possibilità di dimostrare, se vuole effettivamente fare sul serio. Come?  Introducendo la corruzione tra privati, il traffico di influenza, una prescrizione più lunga. E poi ancora una trasparenza dei flussi contabili e finanziari. In sintesi, mettendo in atto- in ritardo- soprattutto quelle convenzioni europee, sottoscritte dall’Italia, ma mai messe in pratica.

Di diverso rispetto agli anni scorsi ora però c’è non tanto e non solo il governo tecnico, quanto un’insofferenza di nuovo forte della gente per tutti i furbetti delle tasse. E la voglia di nuovo forte dei più giovani, di sapere, capire. E caso mai protestare. Lunedì scorso, erano soprattutto i ragazzi a riempire la sala- enorme- della Casa del Lavoro a Milano, difronte al Tribunale, per la presentazione della riedizione di Mani Pulite, il libro di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio. E sul palco, insieme agli autori c’erano i due protagonisti di quel pool, tuttora in magistratura, Piercamillo Davigo e Francesco Greco. Se il secondo ha parlato di un “feudalesimo” per l’Italia, il primo ha usato la parola “putrefazione”. Entrambi sono convinti che “20 anni dopo, la corruzione è peggiore, Solo che i metodi sono cambiati”.

Il capo del dipartimento dei reati economici di Milano ha ripetuto  dei 120 miliardi portati dagli italiani a Lugano, delle banche svizzere che affittano le cassette di sicurezza pure degli alberghi- visto il boom di richieste. Della necessità di riportare i soldi in Italia – “con le buone o manu militari”, aveva già detto con la sua voce bassa Greco, nell’intervista (rarissima, in radio) data ad “A Ciascuno il Suo” all’inizio di febbraio . Davigo, ora in Cassazione, ha rincarato la dose, col suo racconto di un “mondo rovesciato” tra il ’92 ed oggi, quando- ad esempio – “chi ruba non se ne vergogna più, ma anzi si vanta”. La maxitangente Enimont, la storia del tonno e dei soldi di Martelli, le dichiarazioni di Cusani: “quando D’Ambrosio mi disse di leggere quei verbali, sapevo che mi sarei messo in un pasticcio, ma non così grande se 20 anni dopo ne stiamo ancora parlando”.

I passaggi centrali di Tangentopoli rivivono nelle riflessioni dei protagonisti. E i ragazzi ascoltano, prendono appunti. Applaudono. Poi faranno domande. Anche sulla stampa. Peter racconta di quando molti capi cronaca non vollero pubblicare l’elenco degli affittuari del Trivulzio, “perché talvolta c’erano anche loro”. O di quella volta da giovanissimo in cui un assessore gli propose di procurargli una casa, all’epoca quasi impossibile da trovare in centro a Milano. Salvo poi cominciare immediatamente a fargli delle richieste. E allora gli occhi del giovane cronista si aprirono sul senso di quell’improvvisa “generosità”.

Nel mondo della corruzione sistematica, è  la “gelatina” uno degli aspetti più insidiosi: quella realtà difficile da afferrare- di cui ha parlato Greco, sia quella sera che prima nell’intervista con Radio 24. Di questa, si nutre la corruzione.

Ora, la politica ha la possibilità di dire da che parte sta. Appuntamento il 26 marzo.