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L’abbraccio di Bologna al suo Lucio

Bologna- Quando a mezzanotte il portone è stato chiuso, metà della piazza era ancora in fila. Com’è stato per tutto il giorno. In silenzio. Le uniche parole, in questi giorni a Bologna, sono le sue. E anche ora è qui, “sul crescentone di piazza Maggiore” a ricordare di “quando vide la luna uscire da una nuvola, e gli sembrò più dolce anche la morte”.
Lucio Dalla se ne è andato, ma è ovunque ora a Bologna. In questo centro, “dove non si perde neanche un bambino”, alle porte ora tutti hanno manifesti di lutto, fiori, biglietti, foto. E soprattutto tutti hanno ricordi, da portare in questa galleria collettiva di memorie. C è chi lo incontrava al bar e chi lo ricorda allo stadio; ci sono gli amici delle osterie e quelli della musica. C’è chi ricorda di “quando salutava togliendosi il parrucchino” e c’è chi, come Diego- dell’Agnese cocomeraia- ne parla, come “di una persona di famiglia”. In questo chiosco antico di cocomeri, è passata la storia di Bologna. E Lucio l’ha immortalato in una sua canzone, quando era ormai già anche lui “un bel pezzo di storia” di questa città.
Per Gianni Morandi, quando lo incontro in via Indipendenza, “è stato difficile accettare che non fosse un scherzo di Lucio”. E poi ci riporta a quando entrambi avevano 18anni e il mondo era diverso. E Bologna era diversa. Ma anche se il mondo si è messo a correre e la città rossa e dotta è diventata piuttosto “sazia e disperata”, in giorni come questo tutto ritorna a prima. E la città è tutta in piazza. In silenzio. Cammina, si incontra in questa tiepida notte di quasi primavera, ma è come intontita. Persa nei pensieri, adagiata nelle malinconie, trainata dai ricordi e dai sentimenti, che naturalmente la spingono verso indirizzi -come la casa di Dalla in via D’Azeglio- che fanno parte dello spirito di un luogo. Ma che ora hanno la porta chiusa.
Ora quel “caro amico non c’è più. Ora che ” sei molto lontano, per questo piû forte ti scriverò..”. Questo sembra dirgli Bologna, con la pioggia di messaggi fiori e ricordi. Dice “Ciao, Lucio”. Tra le lacrime. Perché insieme ad un amico, saluta un pezzo di sé. Come quell’uomo, che “su una vecchia terrazza, davanti al golfo di Sorrento”, “…guardò negli occhi la ragazza, quegli occhi verdi come il mare, poi all’improvviso uscì una lacrima e lui credette di affogare…”

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