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Dalla, funerali, rondini e amori. Taciuti in Chiesa

Bologna – “Vorrei morire in piazza Grande”, cantava Lucio Dalla. E ieri era troppo piccola la sua piazza, per ospitare tutti “i gatti senza padrone” – direbbe lui- venuti a dirgli Ciao. Come recita la foto sul Comune, riprodotta in ogni vetrina. O ad augurargli buon compleanno, come ricorda dall’altare padre Bernardo Boschi.

“Oggi perfino la Basilica di San Petronio è piccola, per tutti gli amici del maestro Lucio Dalla, che oggi – dice guardando quella bara semplice, circondata dalla folla – avrebbe festeggiato il compleanno”.

Di lui, tutti conoscevano la data di nascita – 4 marzo 1943 – titolo di una celeberrima canzone. E ieri tutti,  mescolati a cantanti e autorità varie erano stipati nelle navate della Chiesa simbolo di Bologna. O sul “crescentone” di Piazza Maggiore, davanti al maxischermo, pur di salutare l’uomo che cantava le rondini.

“Ho avuto il privilegio di conoscere bene e di crescere insieme a quell’uomo che cantava le rondini. E oggi qui, insieme a voi, posso dirgli grazie…”

Ha la voce spezzata dal pianto, rotta dal dolore Marco Alemanno, il compagno di Dalla, il pupillo a lui più vicino, che l’ ha voluto ringraziato con i versi di quella canzone, “Le Rondini” che “fin da bambino – ha detto- lo faceva sognare”. E i sogni di più generazioni erano nella piazza gremita e commossa. Che tuttavia cercava di ripetersi che quello era solo “l’inizio del secondo tempo”- come avrebbe detto l’amico Lucio.

ps Dall’altare di San Petronio, Marco Alemanno è stato presentato come “l’amico a lui vicino, il collaboratore”. Da subito, quelle parole- a chi le ha sentite nella folla della Basilica – sono parse sminuire la realtà, che tutti conoscevamo, del legame sentimentale tra il giovane e Lucio Dalla- e stridere con quell’immagine che tutti avevamo sotto gli occhi. Di un giovane, piegato sul dolore. Che annaspava e cercava l’aria. Perché quando perdi il tuo compagno è l’aria che ti manca. E tutto questo Marco lo portava scritto sul suo viso. Chissà che effetto gli ha fatto sentirsi presentare come “l’amico, il collaboratore”. Ancora un dolore, sentire il suo amore taciuto al mondo.

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