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Francesco Caltagirone Bellavista, dai salotti al carcere

Caduto e ripartito. Fallito e poi risarcito. Salito in alto. E ora di nuovo precipitato.
Di Francesco Caltagirone Bellavista, una cosa sicuramente si può dire: nei suoi 73 anni di vita, ha fronteggiato numerose avventure finanziarie. Ma anche non poche traversie giudiziaire. Rampollo di una grande famiglia palermitana di costruttori – e cugino del più noto Francesco Gaetano-  già ventenne decise di mettersi in proprio. Girando il mondo dietro il mattone. Travolto nel ’79 dallo scandalo Italcasse- fu poi assolto. E tornò in pista, rilevando l’immobiliare- Acqua Pia Marcia. Se del fratello Gaetano, è passata agli annali l’ espressione “a fra che te serve” – con cui si rivolgeva al braccio destro di Andreotti, l’arte di mediare tra pubblico e privato ha scandito anche l’ascesa di Francesco Bellavista, passato dal lusso degli alberghi – come il cinque stelle Molino Stucky di Venezia– agli affari con porti e aereoporti. Frequentatore del salotto romano di Maria Angiolillo, sposò la figlia di Nino Rovelli, il petroliere del caso Imi-Sir. E se il suo nome non manca nelle cronache mondane, torna spesso anche in quelle giudiziarie: dalla scalata AntonVeneta al fianco dei furbetti del quartierino, da cui uscì indenne, ad una storia di mattone e immondizia a Milano. Colpito dalla crisi del settore, assicurava che si sarebbe rialzato. Di nuovo. Ma prima, Francesco Caltagirone Bellavista è finito in carcere.

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