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Esequie solenni. Ad un potere troppo maschile

Ad un certo punto, Sabina Ciuffini si è alzata dalla poltrona, si è avvicinata al palco e interrompendo un parterre de roi di signore ha urlato: “amiche, serve qualcosa di più radicale! E basta con questo rosa”. Da una parte l’ex valletta di Mike Bongiorno, dall’altra nomi come Eva Cantarella, Chiara Saraceno, Barbara Stefanelli, MLuisa Agnese. In mezzo, i tanti nodi di una difficile vita femminile in Italia. Teatro Franco Parenti, Milano. Le luci si erano appena riaccese, dopo l’anteprima di “Esequie solenni” (di Antonio Tarantino, regia Andree Ruth Shammah), intenso dialogo tra le vedove di due grandi uomini, De Gasperi e Togliatti. Sul palco, salgono altre donne-impegnate e appassionate su fronti diversi- per raccogliere il testimone delle domande lasciate aperte dallo spettacolo. Il potere-uomo ha schiacciato le donne? Gli interrogativi subito si moltiplicano: quote, si o no (“rimedio temporaneo”, l’opinione condivisa dalle interlocutrici). Velinisimo, perché? Scelta consapevole o “costrizione”?(Temi che per le giovanissime non esistono, “ci dicono che siamo vecchie”, ha commentato Stefanelli, vicedirettore del Corriere e anima del blog la 27esima ora. Non bisogna allora ascoltare di più anche le più giovani?) Funziona una rete di solidarietà? E’ stato allora che l’ex valletta con balzo istintivo ha fermato tutto e in piedi al centro della platea- davanti al presidente della Rcs, Piergaetano Marchetti, ha invocato “qualcosa di estremo”.
Il problema è che qui estremo rischia di essere sinonimo di cio che altrove è normale: stop alle dimissioni in bianco, causa maternità (pena, pesanti sanzioni per le aziende); obbligo paternità-per i padri, appunto; un welfare vero, dove iscrivere un figlio all’asilo non è vincere un terno al lotto; donne-manager che abbiano tutto questo ben presente e di conseguenza retribuiscano ciascun collaboratore per il merito, senza differenza di genere. E se questo è per il lavoro (perché poi alla fine la strettoia è soprattutto lì, in tutte queste carenze che trasformano una maternità in un ostacolo, una frenata alla carriera), nella vita privata- non solo delle donne- “estremo” rischia di essere quello che già quasi ovunque c’è: un divorzio veloce, che non logori le vite con tre anni di attesa; una legge sulla fecondazione, che dia davvero alle coppie-ormai arrivate sempre di più non giovanissime all’ idea di un figlio – la possibilità di popolare la casa. Insomma, quello che oggi in modo lucido e brillante, come sempre, scrive Geppi Cucciari sul Corriere della Sera. Leggi concrete, che possono cambiare le vite. Subito. “Perché è la legge che balbetta, non il cuore”, si dicevano sul palco donna Franca e Leona, entrambe a lutto. Entrambe private del loro uomo, ma forse anche delle vite che avrebbero voluto.

Teatro Franco Parenti, Milano. “Esequie Solenni”.

Ps il coraggio delle leggi/il coraggio delle donne. Ho visto lo spettacolo, dopo aver chiuso la puntata di sabato di “A Ciascuno il Suo” (8.30/radio 24) sulla sfida delle donne alla ndrangheta. Storie di scelte coraggiose e drammatiche e di un “sommovimento che sta scardinando gli equilibri”-riflettono i magistrati. Ve ne parlero nel prossimo post. Quando a sera sono tornata a casa, le loro storie mi sono apparsa ancora più coraggiose e quelle sì estreme, forse proprio per aver tanto ascoltato dei problemi delle donne.

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