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Ndrangheta, “amore, vino e affari” di un giudice arrestato

Di Elisabetta dice che era “dolce e bella”. Di Desiré annota che era “slovacca”. Se con “Olga, l’amore è stato ottimo”, con Anna “problematico” e con Elisabetta le notti passate sono state due, è di Simona che scrive che “resterà la mia donna a Milano”. Salvo poi pensarci anche per Diana.

Cronaca delle trasferte al Nord di un magistrato calabrese, tra “donne, amore, vino e affari”, come lui stesso ammette in una sorta di diario. Cronaca di come un ormai ex gip di Palmi sia finito “in un vorticoso giro di scambi illeciti” con criminali. E quindi nel pieno della “famigerata zona grigia”. Cronaca di tutto ciò che ha portato l’ex giudice Giancarlo Giusti in carcere, dopo l’arresto già di un altro suo collega, Vincenzo Giglio, accusato di essere la talpa al servizio del clan Lampada. E’ la nuova – e sempre più inquietante- puntata delle inchieste contro la ‘ndrangheta tra Milano e Reggio Calabria, coordinate da Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone, ora passato alla guida della procura di Roma, però. E ogni tassello in più che viene scritto è un gradino più profondo nella rete di complicità, appoggi e silenzi, che assicura la sopravvivenza dei clan. In questa zona grigia, ci possono essere appunto anche magistrati, che “si vendono per 200mila euro”- come dice un coimputato di Giusti- che assicurano a uomini del clan Lampada di “stare zitti come una tomba”- o che non esitano a “convocare forze dell’Ordine e Servizi, per minacciarli di gravi conseguenze nel caso in cui si fossero messi in mezzo alla sua strada”, come scrive il gip Giuseppe gennari, nell’ordinanza che ha mandato in carcere l’ex toga. “Carabinieri, Questura e anche qualcuno dei Servizi… li ho convocati- dice al telefono con Giulio Lampada il 31 luglio del 2009- sennò vi faccio saltare a tutti quanti”. E questo è uno dei punti che secondo il giudice milanese, devono essere ancora approfonditi. Una frase, che sembra il preludio di futuri sviluppi e lo schizzo di un’ indagine che sta facendo un salto di qualità. Ogni volta maggiore. L’ombra degli 007 era venuta fuori nei mesi scorsi anche nelle dichiarazioni di un altro ex coindagato, arrivato a fare il nome pure dell’ex capo del Sismi. E’ tutto mescolato e grigio- appunto- in questa Calabria, feudo dei clan, dove capita- come riporta ancora il gip – anche che “un gruppo di persone, tra cui un magistrato e un perito del tribunale – si mettano insieme, per compiere operazioni immobiliari davanti allo stesso Tribunale” dove prestano servizio. In questa Calabria, dove le perizie mediche vengono aggiustate, per favorire i domiciliari di un’indagata o dove un giudice assicura al telefono che “c’è lui dietro le spalle” e quindi niente può succedere.

144 pagine, che sono come una discesa agli inferi. Nella speranza che dal punto più basso- un magistrato accusato di vendersi al clan, in cambio di affari, donne e vino – si possa solo risalire.

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