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La Calabria che resiste

Monasterace. C’è una terra, in Italia, dove si spara contro preti e donne. E a volte non fa rumore. Né troppa notizia. C’è una terra, in Italia, dove aiutare i disabili o far pagare le bollette dell’acqua  può essere un gesto rivoluzionario. E per questo dare fastidio. C’è – però – anche una terra in Italia, dove gli stessi preti, le stesse donne e gli stessi sindaci alla fine resistono. Agli spari, alle bombe, alle delegittimazioni. E restano. Per cambiare quella terra.

E’ questa la storia – recente – della Calabria, una terra dove la normalità di persone coraggiose sta dimostrando che cambiare si può. E la vita può essere scandita da regole diverse, rispetto a quelle imposte dalla ‘ndrangheta.
Capita così che donne come Giuseppina Pesce o Maria Grazia Cacciola decidano di collaborare con la Giustizia. Senza preoccuparsi della conseguenze, anche drammatiche. Come capita che un sacerdote — come don Giacomo Panizza— sia arrivato da Brescia per resistere a Lamezia alle minacce di ripetuti attentati.  O che sindaci di tre città, come Maria Carmela Lanzetta di Monasterace; Elisabetta Tripodi, di Rosarno e Caterina Girasole, di Isola Capo Rizzuto – invece di mollare – alla fine – scelgano di fare rete. E andare avanti.
Hanno l’energia- di chi sta dalla parte giusta, questi uomini e queste donne. Normali, in una terra che non riesce ad esserlo. C’è però anche la naturale paura, nelle incertezze delle loro parole, nel tremolio a volte della voce, quando raccontano dell’incendio della farmacia, che “ha messo a rischio la famiglia” e poi di quegli spari sull’auto. Profondi, come una cicatrice. O quando ricordano delle “macchine bruciate, del portone dato alle fiamme, del Comune saccheggiato”. O ancora della delegittimazione, costante verso chi vuole far rispettare le regole. Come verso chi decide di andare contro le regole. Dei clan.
Non si comprende la fatica di questi sindaci, se ne non si mette piede almeno una volta in Calabria. Se non si respira il clima di certi paesi, se non si incrociano certi sguardi che scrutano il “forestiero” che passa.
Ero proprio lì,  in Calabria, nel giugno del 2011, quando un incendio distrusse la famacia di Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace. Se ne parlò- molto- durante il Festival Trame, sui libri di mafia. Pensai che in qualsiasi altro posto fosse successo un attentato del genere la reazione sarebbe stata massima. Invece nella Calabria della ‘ndrangheta, era un’ennesima intimidazione ad un sindaco che non si piega.
I sindaci sono i veri baluardi di una politica autentica. Al servizio dei cittadini, per migliorare la realtà che amministrano. La vicenda del sindaco Lanzetta l’ha ricordato all’Italia intera. E ha riacceso le luci su questa terra dura, come le sue pietre. Ora lo Stato ha una responsabilità in più, verso Monasterace, verso il suo primo cittadino e verso la Calabria intera. Quella di non dimenticarsene. E di contribuire- davvero – affinché qualcosa cambi.
Qui la pagina dell’ultima puntata di “A Ciascuno il Suo” (sabato 8.30- Radio24- lunedì il podcast), dedicata appunto alla Calabria che resiste. Ultima puntata di un filone che battiamo da anni e che vogliamo continuare a raccontare. Per contribuire un pò anche noi, a che qualcosa cambi.