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“Il Contagio” della ‘ndrangheta

A volte, anche una stretta di mano negata può fermare un contagio.  Che nell’ombra si allarga. A volte, anche un  piccolo gesto –  concreto – può far “scricchiolare” un equilibrio, consolidato con anni di silenzi, intimidazioni e e di cure, evidentemente non adeguatamente forti. “Perché non è vero che non cambia mai nulla”, come spesso si sente ripetere nelle terre, infette di malavita organizzata.
Quando ho letto “Il Contagio” (Laterza, curato da Gaetano Savatteri),  titolo del libro di Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino — il primo neo procuratore di Roma, dopo aver diretto l’Antimafia di Reggio Calabria; il secondo procuratore aggiunto reggino — ho pensato alla pelle. E al virus che la ‘ndrangheta, dall’organo più esterno , è riuscita a iniettare fin dentro l’ economia, le relazioni sociali, la politica. Insomma fin nel cuore di uno Stato.
Girone dopo girone, il libro – un’intervista a tre, chiara come una diagnosi – entra nella storia della più potente mafia italiana; nelle sue ricchezze, come nelle sue case; entra nelle conversazioni, che i boss negli ultimi anni hanno lasciato dietro di sé; come nei gangli di un sistema, che ha permesso a cosche del lontano entroterra calabrese di avere 44 miliardi di fatturato e l’esercito più nutrito, in proporzione alla popolazione della casa madre. Di conquistarsi l’ accesso nei salotti della finanza, negli studi dei profesionisti, “nel marchingegno della politica”.  Come la più insidiosa delle malattie infettive, ha così contagiato ambienti apparentemente lontanissimi.
Ma contro un’epidemia così, ciascuno può e deve fare la sua parte. “A cominciare da prendere le distanze da chi ruota intorno a certe famiglie, che in certi posti si conoscono”, ripete il procuratore Pignatone, a chiunque gli chieda i “semplici cittadini cosa possano fare contro le mafie”. Dalla “semplice stretta di mano” a guardare il mondo dal “lato giusto”.
Questa settimana, nell’ ultima puntata di “A Ciascuno il Suo“/Radio 24 (sabato, 8.30) abbiamo sviscerato il  “contagio della ndrangheta“, con il procuratore Pignatone e con Michele Prestipino, due magistrati da anni in trincea, prima in Sicilia, poi in Calabria; due nomi che gli ascoltatori di Radio 24 conoscono bene, come i lettori di Storiacce blog.
Vi sentirete “malati” di ‘ndrangheta, leggendo questo libro. Vi sembrerà di respirare  aria viziata, ovunque voi siate, riflettendo sulle conversazioni intercettate dei boss, come sulle riflessioni dei magistrati. Vi sentirete sporchi. E vorrete opporvi al contagio, dopo aver letto il libro.
Tra i vari aspetti di cui si parla nel libro – e su cui mi sono soffermata in “A Ciascuno il Suo” sabato – c’è quello del “mercato delle informazioni” riservate. Tra gli scenari più inquietanti, sullo sfondo delle ultime inchieste tra Milano e Reggio Calabria, che hanno portato all’arresto anche di magistrati. Oltre che di forze dell’ordine e pure di un informatore dei servizi segreti. Vi ricordate del caso di Giovanni Zumbo, il commercialista, già fonte degli 007, arrestato con l’accusa di aver spifferato ai clan gli imminenti arresti?
Nuovi scenari si compongono, dietro la sua storia.