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In Calabria, la nuova Resistenza

Reggio Emilia –  I partigiani di oggi combattono nelle trincee dei loro uffici, brandendo la legge contro le minacce. Per liberare i concittadini dal giogo dei clan. E oggi, come 67 anni fa, nella Resistenza un ruolo fondamentale lo svolgono le donne. E’ per questo, che per le commemorazioni del 25 aprile il presidente dell’Anci Del rio ha invitato a Reggio Emilia, i sindaci donne dei comuni calabresi, finiti nel mirino dei boss. Per una “nuova resistenza per la legalità”, ha detto.
“Siamo convinvte che non ci si può fermare, per un atto intimidatorio. Siamo qui a lottare, non solo per i nostri paesi, ma per tutta la Calabria”. A Caterina Girasole, primo cittadino di Isola Capo Rizzuto, la ‘ndrangheta ha incendiato auto e portoni, ma lei resiste. “Mollare non è la soluzione, perché poi un’altra persona ci sarà a subire le stesse minacce”.
Per un grande rispetto dello Stato, Maria Carmela Lanzetta ha deciso di restare alla guida di Monasterace, nonostante l’incendio della sua farmacia e quei colpi di pistola, che l’avevano fatta tentennare. “Fare il sindaco in uno di questi paesi è difficilissimo, per le condizioni economiche che ci sono”.
Nelle trincee della Calabria, è la “rete” la parola della svolta. E le staffette di oggi sono queste donne, che portano in terre martoriate un messagio di fiducia nello Stato. Perché “è possibile avere il rispetto delle leggi”, come ripete ai suoi concittadini Elisabette Tripodi, sindaco di Rosarno: “Ancor più che le minacce, mi amareggia il tentativo di delegittimazione. E’ molto più facile attaccare una donna che amministra, in territori difficili. Qui- nota- c’è una cultura del potere, declinata al maschile”.
Ma dopo una lunga e coraggiosa Resistenza, 67 anni fa, arrivò il giorno della Liberazione