Radio24 | Il Sole 24 ORE

Primo Maggio, la lezione di Placido Rizzotto. Il lavoro, i diritti, la mafia

Corleone. “Non si nasce schiavi, o padroni. Io, è il coraggio che vi chiedo. Questa terra che c’ha cresciuto può essere il nostro futuro, la nostra speranza”.

Dava voce ai diritti. E per questo fu messo a tacere. Ai contadini di Corleone, ricordò che avevano una terra da lavorare e con cui vivere. E dentro quella terra- lui fu fatto sparire. Ma 64 anni dopo, i resti di Placido Rizzotto sono stati restituiti. Identificati e presto finalmente onorati. Anche con funerali di Stato. Mentre il suo nome è diventato il simbolo di una lotta alle mafie.

Per questo, alla vigilia del Primo Maggio – festa del Lavoro – è a lui che abbiamo dedicato l’ultima puntata di “A Ciascuno Il Suo” (sab, 8.30/Radio24). A lui che insegnò la legge, come diritto e non come favore. E per questo, fu tolto di mezzo dagli scagnozzi di Luciano Liggio e Michele Navarra. Che uccisero anche un bambino, Giuseppe Letizia, perché aveva visto troppo.  A fare le indagini in quella Corleone – terra di Cosa Nostra- un giovane capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, che incrociò sul suo cammino un altro uomo normale- che i boss vollero poi disintegrare. Non riuscendo a piegarlo, Pio La Torre.

“Per noi è importante soprattutto che si celebrino i funerali, dopo 64 anni”, esordisce il nipote, che porta proprio il nome dello zio, Placido Rizzotto. Lo slancio- fort, unanime, venuto dal basso, che c’è stato per i funerali di Stato per la famiglia assume “anche un significato importante, in questo momento – nota – in cui i diritti del lavoro sono attaccati. E’ un riconoscimento delle sue battaglie”. E il suo pensiero, il messaggio suo – come dei 42 sindacalisti uccisi nella Sicilia di 60 anni fa – attraverserà quest’anno più che mai le cerimonie del Primo Maggio.

E se la gente, a Corleone, come in altri paesini analoghi, nel corso degli anni ha sempre più partecipato alle iniziative della Camera del Lavoro e della Cgil e sempre più spesso è scesa in strada – contro le leggi della mafia – è anche grazie a quella “rivoluzione culturale” che persone come Placido Rizzotto hanno avviato.

Qui il link alla puntata di sabato di “A Ciascuno il Suo”, con le testimonianze- tra l’altro- del nipote, Placido Rizzotto, di Francesco La Torre, figlio di Pio La Torre, e Francesco Galante, che gestisce la prima cooperativa sorta su terreni confiscati ai boss. E che appunto porta il nome di Placido Rizzotto.