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Con Prometeo, al via il teatro di Siracusa

Siracusa- La rivolta generosa del titano. La follia orgiastica delle donne possedute.  La trasgressione- consapevolmente abbracciata- anche nelle sue conseguenze, da colui che osò rubare il fuoco agli dei; l’annullamento di ogni possibilità di riflessione, nella danza ordinata da Dioniso. La statuaria fermezza di Prometeo; il ritmo travolgente delle Baccanti. Eschilo ed Euripide.

E’ con due tragedie agli antipodi – con grandi nomi e un’importante novità – che si apre questa sera a Siracusa la nuova stagione teatrale dell’ Istituto Nazionale del Dramma Antico . Tre titoli, come nella tradizione classica, ma da quest’anno anche una commedia sarà messa in scena nello straordinario teatro siciliano, gli Uccelli di Aristofane, nelle regia di Roberta Torre, nota al grande pubblico- tra l’altro- per il successo al cinema di “Tano da morire”.

Se il teatro per sua stessa definizione è moderno, perché si rinnova ad ogni rappresentazione, l’esperimento di Siracusa è una continua commistione – “senza timore riverenziale, ma con molto rigore” – di vecchio e nuovo, classico e contemporaneo. Come il profilo millenario della cavea del teatro greco, con le scenografie firmate quest’anno da Rem Koolhas, l’archistar olandese.

“Scopro con interesse che l’ossessione di tutti gli architetti è la cavea”, riflette il sovrintendente dell’Inda, l’Istituto del dramma antico, Fernando Balestra (cliccare qui per l’audio dell’intervista), che riprende il “vecchio discorso di Pasolini, nel suo manifesto per un teatro di parola: creare un dialogo tra pubblico e interpeti, perché si parlino e trovino insieme risposte. E’ un segno dello smarrimento dei tempi”. Si sente l’orgoglio nella voce, quando ricorda come il dramma antico a Siracusa, più a sud di Tunisi, sia “un’azienda che funziona”, con 50mila testi di classici all’anno, migliaia di studenti che partecipano e un tutto esaurito sugli spalti che dimostra concretamente come la cultura porti ricchezza.

Se porta guadagni, non sarà sfuggita alle mire della mafia? Mai avuto segnali, richieste di pizzo? “No, perché la vera lotta a certi giri organizzati si fa attraverso il professionismo: il grado di selezione elimina appettiti inopportuni”, è la ricetta del sovrintendente Balestra, che annuncia che l’Inda “è pronta per diventare la prima impresa culturale che aderisce alla Confindustria, dopo aver da subito sottoscritto la rivoluzione di Ivan Lo Bello e la sua Confindustria Sicilia, che per prima ha deciso di espellere chi paga il pizzo”.  In un territorio così, una realtà come questa- con 400 impiegati e un giro d’affari di circa 30 milioni fatto di teatro antico – può quindi a ben ragione diventare “la bandieradi progresso e civilità. Si può reggere tutto in modo virtuoso, solo se le città e i loro abitanti aderiscono completamente”.

Ho sbagliato di mia volontà“, rivendica Prometeo (Esch, 266), che ha osato donare ai mortali “la base di tutte le conquiste tecniche”- il fuoco- ma anche “le cieche speranze”, elenca. E questo è il coraggio delle scelte. Che possono però rendere chiunque un titano, quando sente che la propria “trasgressione” all’ordine precostituito va nella direzione giusta. Prometo, nella traduzione di Guido Paduano e regia di Claudio Longhi. Baccanti,  tradotto da Giorgio Ieranò (che i lettori di Storiacce blog conoscono), con la regia di Antonio Calenda.

Ps. Sarei dovuta essere (anche) a Siracusa in questo weekend. Ma – come mi ha detto un caro amico siciliano – devo “provvedere prima ad un corno più grande”. Oggi l’inaugurazione: il grande spettacolo del teatro greco va avanti ancora nell’estate siciliana. Ci riproverò a giugno.