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Terrorismo, F.A.I e il salto di qualità degli anarchici

Il capo della polizia l’aveva detto tre mesi fa:  “E’ solo per caso se gli anarchici un caso non hanno ancora ucciso”. L’allarme di Antonio Manganelli- in un’audizione in Parlamento a febbraio – passò quasi sotto silenzio, rispetto al dibattito politico, trascurato nel pieno dei calcoli sullo spread e presto- forse- dimenticato. Ma ora che la Federazione Anarchica Informale ha preso in mano una pistola, ha gambizzato l’ad dell’Ansaldo Nucleare e ha rivendicato l’attentato, ecco che “il salto di qualità”, ipotizzato, anticipato e segnalato è sotto gli occhi di tutti. Come il rischio di un escalation, che il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri non nasconde. Né smentisce.

Prennunciano altre sette azioni, infatti. E “ci saranno”, concordano gli investigatori, mettendo in fila le minacce e le “promesse”, sventolate e poi puntualmente attuate negli ultimi anni dai gruppi appartenenti a questa sigla. Fai. Un cartello. Cresciuto nelle città, come nei sostenitori. Un marchio, esteso a più battaglie (da quelle classiche, dell’ambiente, le carceri, certe istituzioni) e potenziato, negli obiettivi come nei mezzi. Dai tralicci ai bancomat, dalle bombe davanti uffici o abitazioni simboliche- come quella dell’allora presidente della Commissione Ue Romano Prodi- ai plichi esplosivi. Ora una pistola. Per la prima volta. E il riferimento alla cellula Olga, dal nome di una degli 8 anarchici arrestati in Grecia. I fili di moltissime indagini sugli anarchici portano dall’Italia (e non solo) alla penisola ellenica, terra di radicate tradizioni anarchiche e attraversata ora da una profondissima crisi. E il richiamo alla Grecia- e alla sua area anarchica- è diventato in Italia ancora più frequente, con le varie manifestazioni dei No Tav, sigla divenuta anch’essa un cartello di battaglie e proteste. Anche distanti centinaia di km dai confini della Val Susa. Sui muri intorno al carcere di San Vittore a Milano questa “saldatura” è ancora visibile, in alcune scritte.

Dopo la gambizzazione di Adinolfi a Genova, gli inquirenti sono cauti. Nessuna sbavatura. Nessuna parola di troppo sui possibili legami tra la Fai e i No Tav- che pur contemplano al loro interno aree anarchiche. Per ora si cerca soltanto, si indaga il ogni direzione, si raccoglie il più possibile. E nel frattempo, si rafforzano le misure di sicurezza e le protezioni a figure esposte e simboliche, come il ministro Elsa Fornero.

Ora gli anarchici hanno preso in mano una pistola. E il salto di qualità hanno  mostrato di volerlo fare, davvero.