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Maria Falcone: “Borsellino mi disse che stava scoprendo cose importantissime”

“Sto scoprendo cose importanti, altro che Tangentopoli”. Fu su un campetto di calcio, dove aveva giocato da bambino proprio con l’amico Giovanni, che Paolo Borsellino affidò questa confidenza a Maria Falcone, sorella del giudice, dopo la strage di Capaci. Ricorreva il trigesimo della sua morte, avevano appena ascoltato la Messa nella chiesa di San Francesco, quando Paolo Borsellino volle portare lì, in quel luogo dell’infanzia, la sorella del giudice. “Quel che stava scoprendo era di gran lunga peggiore di Tangentopoli”, aggiunge oggi Maria Falcone. E alla luce di tutto quel che le indagini stanno provando sembra essere effettivamente così: la scoperta dei giorni in cui lo Stato trattò con la mafia. E anche intorno al cratere di Capaci – oltre a Cosa Nostra, che premette il telecomando attraverso le mani di Giovanni Brusca – si intravedono ora un pò più nitide le ombre di quelle “menti raffinatissime”, secondo la celebre definizione dello stesso Falcone, a proposito del fallito attentato dell’Addaura.  “Sarei più contenta di sapere che Giovanni sia morto solo per mano mafiosa, sarebbe più pportabilepiuttosto di sapere – commenta la sorella – che parti dello Stato l’abbiano tradito, mentre lui lavorava proprio per quello Stato”. Ma di tradimenti e attacchi fu piena anche la vita di Giovanni Falcone, l’uomo che “ha collezionato più sconfitte di tutti”, come ebbe a dire- con amarezza – Ilda Boccassini, il magistrato che più di tutti puntò il dito contro la sua stessa categoria, per quell’isolamento e quell’avversione di cui l’amico e collega siciliano era stato bersaglio.  Ne parlava, lui stesso.Anche con la famiglia, tanto è vero che non esitò a definire “serpenti”- come racconta Maria Falcone- alcuni colleghi, di cui non vuole fare i nomi. Proprio perché “agivano in silenzio, facendo venire fuori la gran massa di veleno e invidia”. Ma nella lunga chiacchierata- che ascolterete domani in “A Ciascuno il Suo”, alle 8.30 su Radio 24 e poi in podcast –  si parla anche della sua eredità, di come a dispetto di quegli attacchi sia uno dei pochi simboli trasversali a più generazioni- insieme a Paolo Borsellino. E c’è anche il racconto di un Falcone più privato. Che non amava scrivere dei suoi processi, ma che invece aveva una passione infinita per la scrittura a mano. E per le penne stilografiche. Come anche per le papere, di cui aveva una collezione.