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Brindisi, la strage delle studentesse. Terrorismo e/o mafia?

Brindisi- Fogli strappati, da libri di liceali. Quaderni aperti, sull’asfalto bruciato. Zaini anneriti dal fuoco. E rimasti lì, sul marciapiede. Davanti alla scuola. Mentre un boato – forte, improvviso, vigliacco – si portava via la vita di un’adolescente. E trasformava un’ assolata mattina di maggio nel giorno in cui l’Italia ebbe di nuovo paura.

Se ogni strage ha il suo simbolo, in questo caso sono quei libri e quei quaderni, cerchiati col gesso bianco- in una scuola divenuta scena di delitto.

Ma chi ha voluto l’attentato davanti all’Istituto Falcone-Morvillo di Brindisi? Chi ha ucciso Melissa, lunghi capelli castelli e il sorriso aperto dei suoi sedici anni?

Per colpa di chi la sua migliore amica, Veronica, combatte ancora tra la vita e la morte; ed altre quattro ragazze sono lì, in ospedale, con fratture ed ustioni? Quasi 24 ore dopo lo scoppio di quelle tre bombole, proprio al momento dell’ingresso a scuola, uno dei pochi punti fermi è che al di là della matrice, l’obiettivo era il terrore. Il terrore, per una bomba contro innocenti. Il terrore, dove proprio non te l’aspetti. Il terrore, come quello mafioso del ’93? O come quello degli anni di piombo, che qualcuno vorrebbe far tornare- dopo la gambizzazione dell’ ad dell’Ansaldo a Genova? Ancora nessuna rivendicazione, però. Solo un timer- da cui partire per le indagini. Qualche telecamera, che potrebbe aver ripreso il momento in cui il cassonetto della differenziata è stato spostato lì, proprio per fare una strage. E tante tessere, che potrebbero essere solo coincidenze, o tentativi di depistaggio, o forse qualcos’altro. Il nome- simbolico- della scuola, dedicata al giudice simbolo dell’Antimafia, Giovanni Falcone e a sua moglie, Francesca Morvillo. L’avvicinarsi del 20esimo anniversario della strage di Capaci, mercoledì. E poi atti intimidatori, che nella zona ora la gente ricorda. E snocciola. Ma anche se la mafia “teme la scuola, più che la Giustizia”, come diceva il capo del pool antimafia di Palermo, Caponnetto; e anche se in passato, già altre volte gli istituti scolastici sono finiti nel mirino dei boss, mai si era voluta una strage di studenti. In questo caso, di studentesse, la maggior parte delle allieve. Sarebbero dovute andare ad una sfilata, in questo sabato di maggio, che doveva avere già l’aria dolce delle vacanze. Ed ha ucciso invece una ragazzina, figlia unica di una famiglia semplice, che da poco aveva un fidanzatino. Ma da tempo, invece, cullava già i suoi sogni, nella moda.

“Nessuno tocchi i ragazzi”, intima con voce perentoria davanti a quella scuola il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Nessuno tocchi i ragazzi, è la protesta che subito migliaia di persone- autoconvocate- da Brindisi a Milano, da Cagliari a Napoli, a Udine, a Palermo hanno voluto portare subito in piazza. Per reagire. Per dimostrare la fermezza del Paese e della sua gente, contro chi vuole riportare il terrore nelle strade. E uccide una sedicenne, che stava andando a scuola.