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Palermo, in migliaia per portare sulle proprie gambe le idee di Falcone

Palermo- Tremò la terra, quel giorno. E tremò l’Italia tutta. Tremò la Sicilia – come registrarono i sismografi – e dalle 17 e 58 di quel 23 maggio del’92 tremò l’intero Paese, precipitato in una voragine di trame e trattative , con cui tuttora fa i conti. Perché se Cosa Nostra, con le mani di Giovanni Brusca, premette il telecomando – facendo saltare in aria Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta – anche dietro la strage di Capaci, come per via D’Amelio, sembra esserci stata una “convergenza di interessi”. Come dicono le indagini di Caltanissetta, coordinate da Sergio Lari. “Da gennaio ’92 fino al 19 luglio, vari indizi sembrano indicare che ci sia stata una convergenza di interessi tra Cosa Nostra e realtà esterne. Noi pensiamo ad esempio a chi fornì l’esplosivo”.

Se di sicuro, allora – l’Attentatuni fece ritrovare al Paese l’accordo per scegliere il nuovo presidente della Repubblica, dopo ripetute fumate nere, 20 anni dopo non ancora a tutti ha fatto ritrovare la memoria su quei giorni in cui lo Stato trattò con la mafia. Se allora, Giovanni Falcone era il magistrato che collezionò più sconfitte di tutti, oggi – invece- il suo nome è il primo evocato dai giovani, come quelli scesi in piazza dopo l’attentato di Brindisi. Quei giovani a cui si rivolse anche Paolo Borsellino, commemorando l’amico ucciso. “La lotta alla mafia non doveva essere solo una distaccata operazione di repressione. Ma un movimento culturale, morale, che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito il fresco profumo di libertà, che allontana il puzzo del compromesso, dell’indifferenza e quindi della complicità. Ricordo ancora la gioia di Giovanni Falcone quando- in un raro momento di entusiasmo- scandisce con voce commossa l’amico Paolo- mi disse: “la gente è con noi”.

E domani, quella gente sarà a Palermo – per portare ancora, 20 anni dopo- sulle proprie gambe le idee di Falcone:

“La mafia non è invincibile. La mafia è un fenomeno umano e come tutte le cose umane, avrà un inizio e una fine. Piuttosto, bisogna capire che è drammaticamente seria e che si può vincere, non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma mettendo in campo le migliori forze dello Stato”