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Grasso, “sulla trattativa no strumentalizzazioni”

Lamezia – Le più alte istituzioni del Paese e il ricatto delle bombe di mafia. Il Viminale di allora, il Quirinale di oggi, e una stagione che 20 anni dopo, fa ancora paura.

In un clima di sospetti e veleni, nel bel mezzo dello scontro intorno alle telefonate tra l’ex ministro dell Interno Nicola Mancino e il consigliere del Colle, Loris D’ Ambrosio  – è il Guardasigilli a tracciare la rotta del Governo. “Sulla trattativa Stato-mafia, è doveroso- dice- fare piena verità, senza guardare in faccia a nessuno, ma senza strumentalizzazioni”. Nessuno sconto, dunque, ma anche nessun cedimento a bagarre politiche, su una vicenda tanto drammatica, in cui la bussola resta solo la legge. La legge, che fa dire al ministro della Giustizia che non ci saranno ispezioni nelle Procure che indagano sulla trattativa, perché “non ci furono violazioni”, così come “principi di assoluto rigore – sottolinea la Severino – hanno mosso la Cassazione”, che sollecitata dal Quirinale convocò anche il procuratore nazionale antimafia, citato da Mancino e D’ Ambrosio. Nelle intercettazioni, più volte quest’ultimo esprime critiche per la linea seguita dai magistrati palermitani, che “fanno solo confusione”- dice al telefono con colui che fu il titolare del Viminale nel ’92 e che ora è indagato per falsa testimonianza. Mancino avrebbe voluto- a quanto si ricostruisce dalle trascrizioni delle conversazioni- che l’indagine fosse tolta agli uffici palermitani, ma “le cose si fanno, solo quando ci sono gli estremi”, dice con chiarezza Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia. E per l’avocazione del fascicolo- cioè il passaggio degli atti ad altri uffici inquirenti – queste condizioni non esistevano. Arrivando a Lamezia al festival Trame, Grasso una cosa mette subito in chiaro: “se qualcuno pensava di strumentalizzare l’Istituzione che rappresento- dice- si sbagliava. La legge è uguale per tutti”. Ancora una volta la legge, come timone. La stessa, che non deve far dimenticare come il punto resti soprattutto la ricostruzione di quei giorni in cui lo Stato trattò con la mafia, anche se ora i partiti si dividono tra chi (l’Italia dei Valori) ora chiede una commissione parlamentare d’inchiesta su quelle telefonate e chi invece respinge ogni “illazione” sul presidente Giorgio Napolitano.

Di trattativa Stato mafia si tornerà ancora a parlare in questi giorni del festival, qui, nelle piazze affollate fino a notte di Lamezia Terme, dove arriverà anche il titolare dell’indagine palermitana, Antonio Ingroia e dove confluiranno – tra gli altri – anche magistrati, come Sebastiano Ardita, che hanno vissuto e ricostruito quella stagione, a partire da un osservatorio ben preciso, quello del carcere, una delle richieste più a cuore ai boss, tanto da comparire nelle famigerato papello.