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Lamezia, Tribunale occupato contro i tagli

Lamezia – Se le cosche occupano il territorio, gli avvocati fanno lo stesso nel loro feudo – il Tribunale.

Barricati in aule che hanno condannato boss e picciotti di ndrangheta, con la toga addosso e la rabbia dentro i legali di Lamezia resistono e protestano contro il taglio – preannunciato- di questo presidio dello Stato, in terra di mafie. No- No-No, si ripete ad ogni finestra del Palazzo di Giustizia.

Anche su questa città della Calabria, infatti, pende la scure del Ministero di via Arenula, che sta lavorando ad una revisione delle sedi giudiziarie, per ridurre costi e sprechi. Circa 200 gli uffici – tra Tribunali di centri minori e sezioni distaccate – che dovrebbero in totale scomparire da una mappa, rimasta disegnata, secondo le esigenze di un’Italia di un altro secolo e di un diverso mondo, quando era molto difficile raggiungere ad esempio dalle campagne le città. Sull’ esigenza di revisione delle circoscrizioni, in realtà tutti- a cominciare dalle toghe – sono d’accordo, ma “poi i principi vanno comunque calati nelle singole realtà”, ripetono qui a Lamezia, comune due volte sciolto per infiltrazioni mafiose, ma che sta cercando con l’azione giudiziaria e la reazione della società civile- che affolla ad esempio gli incontri del festival antimafia Trame- di riscattarsi dal marchio delle cosche. “Ed è per questo che la presenza del Tribunale qui non è solo un servizio, ma ancor di più un simbolo”, sottolinea il sindaco, Gianni Speranza. Il simbolo di uno Stato che fa sentire la sua presenza su un territorio, che la ndrangheta considera invece suo.

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