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Amato Lamberti, il Sud e la camorra

Napoli- “Collo sviluppo della camorra, la nuova organizzazione elettorale a base di clientele (…) rese possibile anche lo sviluppo della classe dei faccendieri o intermediari”. Così scriveva Giuseppe Saredo, nel 1901, a conclusione dei lavori della sua Commissione parlamentare sui mali di Napoli. E così ricordava Amato Lamberti, nell’ultimo articolo scritto per il suo Osservatorio sulla Camorra. Era un sociologo, Lamberti, ed era il punto di riferimento per chiunque volesse capire, conoscere e indagare sulla malavita organizzata campana. Se ne è andato in una rovente giornata di giugno e ora- “potrà parlare con Giancarlo Siani”, commenta qualcuno sui quotidiani locali, a testimonianza dell’amicizia che legava lo studioso, già presidente della provincia partenopea, al giovane “abusivo” del Mattino, ucciso dalla camorra, per le sue inchieste.

Ho conosciuto, intervistato e ho chiacchierato diverse volte con Amato Lamberti e ogni volta c’era un pezzo in più sui mali di Napoli, che forse intuivo. Lui li conosceva profondamente e come tutti coloro che davvero si battono- in prima persona- contro le mafie, andava alla ricerca dell’origine lontana e profonda, della loro diffusione. Un’origine, che Lamberti ritrovava già nelle parole di Saredo, di inizio secolo, e che per la Campania, ma ancor di più per la Sicilia, è già tutta nella relazione di Sonnino e Franchetti, che aprì la questione meridionale. “Studiare la devianza criminale, approfondire le radici, la permanenza, l’influenza delle mafie- scrive oggi sul Corriere del Mezzogiorno Nino Daniele – era il suo modo, per comprendere più a fondo le ragioni del ritardo e dei mali del Sud”.

Bisogna entrarci, nelle viscere di questo Sud, per capire anche quali mostri abbia potuto generare. Ci rifletto ora, mentre ripenso a delle conversazioni con Amato Lamberti, così intrise dei vicoli di Napoli, c ho pensato nei giorni scorsi durante il festival dei libri di mafia Trame, nelle piazze di Lamezia, così varie per la mescolanza di età, formazioni, mestieri e anche origini.

Da ogni viaggio al Sud, c’è qualche pezzetto in più che mi sembra di capire. Anche se in quel Sud sono nata. C’ho pensato ancora, anche guardando fuori dal finestrino del treno che da Siracusa mi ha portato fino a Reggio Calabria e poi a Lamezia. La meraviglia dei paesaggi, il trionfo dei colori, la malia del barocco, intravisto sui portali di vecchi palazzi, per lo più abbandonati. E poi dall’altro lato, carcasse di navi arruginite, grovigli di tubi e ciminiere-  mute da chissà quanto tempo. Il fasto del passato, il richiamo della cronaca, Taormina, Giampilieri. Il passo- lento- del treno. I ritardi, che diventano norma. Lo Stretto, con i suoi richiami epici. I piloni di cemento, che svettano – uno dietro l’altro, su palazzoni senza grazia e talvolta senza facciata – davanti al mare di Calabria. Capisci tante cose, quando il treno- di norma- arriva con un’ora di ritardo. Capisci tante cose, quando davanti a strapiombi da togliere il fiato a chiunque trovi scatole di cemento, che il respiro lo tolgono. Ma come un pugno nello stomaco. Capisci tante cose, quando tutti ti rispondono “mai sei matta”, quando racconti di essere venuta in treno, o di amici che sono andati al mare coi mezzi pubblici. Capisci, quello che Amato Lamberti ripeteva: che la camorra si è imposta, offrendo servizi innanzitutto. E che lì, c’è tanta parte dei ritardi del Mezzogiorno. Se è vero che già nel 1901 esisteva una Commissione d’inchiesta sui mali di Napoli e oggi- nel 2012 – servirebbe ancora di più.

ps Quando il mio bberry riprenderà a funzionare davvero, come la connessione, posterò anche delle foto. Col rammarico, però, di non aver avuto un tempo adeguato, e una macchina fotografica vera…- per riportare quello che ho visto. Avevo però tanti pensieri,,,

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