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Il Po, i mostri e il “male quotidiano”

Scordatevi il sole, prima di entrare. Scordatevi il vento o l’orizzonte aperto. Scordatevi l’aria. Perché é solo in giornate senza luci, né colori che possono prendere forma certi mostri. Che mangiano bambini. E che raccontano “Il male quotidiano” (Guanda), felice esordio di Massimo Gardella, scrittore milanese, che con questo noir ci porta sulle sponde del Po. Tra pesche clandestine e baracche in disuso, sfondo decadente di affari e orrori ben peggiori. Lascia addosso una sensazione di umido, appiccicaticcio e quasi di sporco  l’immersione in questa campagna, senza fiori né speranza, dove tutto passa attraverso il filtro della nebbia e del respiro- malato- del fiume. Così, quando l’ispettore Remo Jacobi comincia ad indagare su un enorme pesce siluro e sulla preda trovata nella sua pancia (preannunciata dalla bella copertina di Guido Scarabottolo), sono i peggiori incubi infantili, che prendeno forma.Nella realtà, però. Fatta di affari senza scrupoli, di personaggi luridi, nel fisico e nell’animo. E di fantasmi, mai spariti dai dolori di quest’investigatore di mezza età e troppe delusioni. I troppi caffé e le infinite solitudini di  Jacobi rendono sempre più grave il suo passo, mentre si aggira tra ex mercenari, professionisti con lo studio in centro e pure preti. Quel male, che ogni giorno scandaglia – in quest’infinita periferia milanese- a partire dalle carte della sua scrivania, se lo ritrova così – altrettanto quotidiano – nei silenzi prolungati della sua casa. E della sua testa. Dove le gioie e le presenze di un tempo sono state divorate dalle nuove figure nere. Proprio come quegli animali clandestini, sempre più spesso trapianti da altre latitudini, che finiscono con l’alterare per sempre l’equilibrio di fiumi, mari. O anche dei cieli.

Ma anche nel grigio più fitto, tutti possono sperare di essere di nuovo scossi e riportati all’aria. Alla luce. A quelle emozioni, che si credevano archiviate per sempre. E succede- forse- anche a Jacobi. In fondo, anche ai personaggi dei vecchi videogames – se sconfiggevano i mostri, che spaventano i bambini – viene sempre concesso un premio, no?

ps In questo bel libro, c’è un appunto “giornalistico” però da fare all’autore. Nell’ articolo scritto da una giornalista, che diventa un personaggio importante del romanzo, le 5 w del mestiere arrivano troppo avanti: la notizia in testa!

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