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La felicità, tra “Lessico e Nuvole”

Polignano a Mare-
“Tutte le famiglie felici si assomigliano; ogni famiglia infelice lo è a modo suo”. O invece “Tutte le famiglie infelici si somigliano; ogni famiglia felice lo è a modo suo”. Lev Tolstoj. Vladimir Nabokov. Diverse risposte per una stessa domanda: “chiedimi se sono felice”, a cui Stefano Bartezzaghi ha dedicato un capitolo dei uno dei suoi libri dell’anno scorso, Come Dire. Non sono affatto sinonimi, ma sono molto vicini tra loro felicità e ottimismo. E allora, visto che il tema di quest’anno del “Libro Possibile” è proprio l’ottimismo – questo sarà uno dei lemma, che faremo roteare nel cielo di Polignano, venerdì sera – in uno degli incontri del festival. Insieme, sicuramente, a giochi, enigmi e parole in generale.
Se è vero che, come scriveva Primo Levi, “amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità in terra”, questa aumenta ancora di più se il lavoro si identifica in gran parte col gioco? Il gioco, nella vita di Stefano Bartezzaghi- enigmista studioso giornalista – ha acquisito un peso sempre maggiore: viene studiato, analizzato, raccontato, insegnato e praticato. E anche cercato, nei nascondigli dove molti scrittori spesso l’hanno infilato. Anagrammi nascosti, rebus e palindromi di tutti gli “Scrittori Giocatori”– titolo di un altro suo saggio – e di qualcuno in particolare, come Primo Levi- a cui l’enigmista decide di “telefonare”. (“Una telefonata con Primo Levi”– Einaudi). Visto che come disse lo scrittore torinese, “Deve essere un telefono che funziona, il libro scritto”.
E allora con la lente fornitaci da Bartezzaghi scopriamo anche con quali alchimie di parole l’autore di “Se questo è un uomo” amasse divertirsi, mentre raccontava di Faussone, del sistema periodico o della Tregua.
E’ un gioco meraviglioso cercare e scoprire il messaggio nascosto. Come risolvere un rebus. Proprio come avere il codice, che permette di entrare nell ‘area riservata, off limits per gli altri. E conoscere. E un intero codice può essere considerata la lingua- e chi lo possiede riesce a guardare dietro lo specchio del Paese, capirne i cambiamenti. Che arrivano prima nascosti nelle parole, quelle usate dai giovani o imposte dalla cronaca, fino a quelle che diventano dei tormentoni.
Ma se Caronte e Minosse vi stroncano, e non riuscite neanche ad aprire gli occhi, potete sempre abbandonarvi a bocce, yo-yo e ping pong…tutti mentali. Su una “Sedia a Sdraio”. Davanti al mare.
E ditemi voi se questa non è felicità?
Venerdì, Polignano, 21.30- Piazza San Benedetto