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Se l’evasore è il “most wanted”

Quando il più ricercato è l’ evasore.
La foto. Una breve biografia. E il conto da pagare allo Stato.
Tutto pubblico. Tutto online. Tutto a disposizione dei cittadini, invitati a contribuire alla caccia del latitante. Perché tanto i soldi recuperati – come recita la didascalia dell’ufficio fiscale britannico – finiscono in servizi e aiuti alle famiglie.
La Gran Bretagna dichiara guerra anche con la pubblica gogna all’evasione, che costa al Paese 10 miliardi di euro. E per questo pubblica anche i dati dei 20 principali evasori – che devono al fisco di Sua Maestà- 975 milioni di euro. C’è quello, che contrabbandava lingotti, la banda condannata per frodi o c’è ancora- chi importava sigarette in modo illecito. Certo non si toccano, per ora, i colletti bianchi, come gli squali della finanza, che con maxievasioni tanti danni hanno fatto, ma che più raramente sono latitanti. Di sicuro, però, le facce dei most wanted sulla pubblica piazza informatica coinvolgono direttamente in questa battaglia la popolazione. Che succederebbe, se lo stesso avvenisse in Italia, dove l’evasione è il 18% del Pil? Se cioé dopo i blitz delle Fiamme Gialle, le facce dei principali evasori fossero sul web? Quando furono pubblicate le liste dei correntisti all’estero o quando le dichiarazioni dei redditi furono a portata di clic, ci fu una sollevazione in nome della privacy. Ma ora con la crisi il vento è cambiato. E gli evasori potrebbero davvero diventare anche da noi il ricercato numero uno.

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