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Monti, gli evasori e il richiamo ai giornalisti. Una proposta: boicottiamo chi non fa lo scontrino

Mario Monti ha ragione. Non si devono chiamare né furbi, né furbetti i piccoli/grandi evasori d’Italia.
Non è pedanteria da professori, ma un invito, quello del premier, che tutti noi giornalisti credo dobbiamo raccogliere con grande serietà. Un invito a non dimenticare mai che le parole non sono solo forma, ma sostanza. Che le parole sono simboli di un pensiero. E quindi se gli evasori restano furbetti non si sentieranno mai cucita addosso quella lettera scarlatta della disapprovazione collettiva. Quello stigma, che fa sentire invece i mafiosi o gli assassini giustamente ripudiati dalla società.
Gli evasori no, loro restano “furbi” o furbetti. E quindi, un pò meno criminali nel pensiero di chi legge, ascolta o guarda un servizio dei tg. Quindi forse loro, gli evasori, restano  solo quelli che sono riusciti- più di altri – a trovare la scorciatoia.
Faccio mea culpa. Confesso, ho usato anch’io a volte l’espressione dei “furbetti dello scontrino” o simili in qualche servizio. Da quando Stefano Ricucci nelle intercettazioni dell’inchiesta sulle scalate bancarie parlò dei “furbetti del quartierino” l’espressione è stata abusata e declinata in molte situazioni, ma resta- credo- ancora abbastanza efficace nell’indicare un sottobosco di piccoli/grandi illeciti, un pò fai-da-te.
Ma quello che tutti noi scriviamo o diciamo, e soprattutto le parole che i colleghi della Rai usano, arrivano all’Italia intera. E forse in questo momento in cui il Paese si sta giocando il futuro- anche attraverso una seria lotta all’evasione – pure noi giornalisti dobbiamo fare la nostra parte, con lo strumento delle parole. Chi evade le tasse toglie sostegno ai servizi, colpisce tutti noi. Uccide la società. Si arricchisce sulle nostre spalle, di chi ha sempre pagato le tasse. E ora è chiamato a farlo ancora di più.
Chi si distrae al momento dello scontrino, ci sta facendo pagare due volte il servizio. Sta togliendo un puntello al nostro già traballante Paese e per questo merita di sentire addosso la riprovazione di tutti. Di dover abbassare lo sguardo, non di andare fiero a comprarsi un suv.
Perché ci si può lamentare per una pressione fiscale eccessiva, la si può denunciare, come fa con passione e numeri alla mano Oscar Giannino, si può accusare lo Stato di strangolare i contribuenti con le sue tasse. Ma solo dopo. Solo dopo essere in regola col Paese si può avviare il dibattito, la discussione e anche la protesta. Perché quella battaglia non vada a gravare sugli altri cittadini. Quelli onesti. Non sono loro i furbi, quelli che non pagano le tasse, anche quando non emettono uno scontrino di pochi euro, e noi i bonaccioni. “Cà nisciun è fess…”, direbbero a Napoli. E invece no.
Sono loro i delinquenti e noi persone perbene. Ricordiamocelo, e ripetiamolo, anche con le parole giuste.
Io è già da un pò che ho cominciato a chiedere lo scontrino, ai commercianti smemorati. Anche se non è piacevole. E per questo, comincerò a boicottare chi non lo emette regolarmente. A cominciare dal bel salone di manicure, gestito da cinesi, vicino casa mia. Ampio e gettonato, nel pieno centro di Milano- città dei cui servizi anche loro godono. E’ bene quindi che anche chi arriva nel nostro Paese faccia la sua parte, evitando di assimilarne invece solo i comportamenti peggiori.

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