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L’ultima beffa alla Calabria: posti di lavoro fantasma, in cambio di voti

Da una parte, la speranza di un lavoro. Dall’altra, un raggiro. Da una parte, le “aspettative di tanti giovani” – in una terra senza prospettive e con troppa malavita; dall’altra, una “cinica speculazione sui bisogni”. In mezzo, il voto- come moneta di scambio.
L’ inchiesta che ha portato all’arresto del consigliere regionale calabrese, Antonio Rappoccio, republicano, per il gip di Reggio Calabria, Pedone, rappresenta “un esempio dello scadimento di parte della classe politica”. Quella, disposta-  stando all’inchiesta – a creare società fantasma, che promettevano inesistenti posti di lavoro, in cambio di un serbatoio di voti in dote. In questo modo, Rappoccio era stato eletto in Regione, così aveva provato a sistemare in Comune una sua collaboratrice. E così “contava pure di arrivare allo scranno parlamentare”, scrive il gip. Tra le carte sequestrate, fogli in cui a ciascun disoccupato veniva chiesto di indicare quanti voti di parenti o amici avrebbe convogliato su Rappoccio o tante lettere, spedite dai vertici delle fantomatiche società, preannunciando assunzioni a tempo indeterminato. Un miraggio, oggi, ovunque.
E 850 persone erano state coinvinte a sottoporsi- a pagamento- ad un concorso, che garantiva, ancora una volta, il posto sicuro. Invece, era solo l’ultima beffa.  danno di una terra, che avrebbe molto bisogno di futuro. Vero.

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