Radio24 | Il Sole 24 ORE

L’eredità del Generale. 30 anni fa il delitto Dalla Chiesa

Diceva Carlo Alberto Dalla Chiesa, che “la presenza dello Stato deve essere visibile”. E a trent’anni dal suo omicidio, il testamento del Generale — che dopo i terroristi sfidò i boss a viso aperto — continua ad essere la regola aurea, contro l’arroganza di tutti i clan. Quelli che allora trasformarono Palermo nella nostra Beirut; quelli che oggi continuano ad insidiare dalla Calabria o da Milano il cuore democratico dell’Italia.
Era il 3 settembre del 1982, quando una pioggia di colpi in una calda serata siciliana, uccise il generale, mandato d’urgenza nella città che bruciava, insieme alla sua giovane moglie e all’agente di scorta. “Qui è morta la speranza dei siciliani onesti”, scrisse allora su un cartello un anonimo cittadino, che doveva anche aver letto quel grido di denuncia che solo pochi giorni prima il generale aveva affidato a Giorgio Bocca. “Non chiedo leggi speciali, chiedo chiarezza. Chiunque pensasse di combattere la mafia nel pascolo palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo”.
Spedito dopo il delitto del segretario del Pci Pio La Torre, nella trincea di Palermo- con 100 morti in 8 mesi quell’anno – Carlo Alberto Dalla Chiesa vedeva nell’incertezza di Roma sui suoi poteri la sua solitudine. E – come lui stesso sapeva – anche la sua condanna.  “Si uccide il potente, quando avviene questa combinazione, è diventato troppo pericoloso, ma si può uccidere perché è isolato”.
Ma ad accompagnarlo c’era il suo altissimo senso dello Stato, che lo portava a spiegare così- ad Enzo Biagi – ciò che un giovane deve avere, per vestire la divisa dell’Arma. “Consapevoleza che tutto viene proiettato nella difesa dello Stato, nelle Istituzioni e di quella stessa collettivtà da cui lui proviene”.
E 30 anni dopo–mentre ancora troppi misteri avvolgono i delitti di troppi servitori dello Stato– queste restano parole di speranza, sopravvissute anche al sangue di chi le pronunciava.
–Lunedì 3 settembre, a Milano il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa verrà ricordato così, con un’iniziativa sostenuta anche  da Libera.
–Tra i libri, per approfondire la storia del prefetto dei 100 giorni, vi segnalo “Uomini Soli”, di Attilio Bolzoni (Melampo) e “A Palermo per morire”, di Luciano Mirone- Castelvechi editore, appena uscito