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Milano, ambulante scortato dopo aver denunciato i boss

E’ il timore principale di chi si trova difronte la mafia. E’ l’obiezione classica di chi ha davanti a sé un bivio, parlare o tacere. Essere lasciato solo. Dover poi da solo sopportare le conseguenze- concrete e pesanti – di gesti nobili, ma non niente affatto facili. Come collaborare con la giustizia. Per questo, va salutata positivamente la decisione del Comune di Milano di “scortare” l’ambulante, a cui la ‘ndrangheta ha bruciato il furgone- dopo la sua denuncia.

Loreno Tetti, 62 anni- viso di chi la strada la conosce e vecchi precedenti penali – è stato l’unico che nell’aula del Tribunale ha avuto il coraggio di riconoscere gli uomini del clan Flachi, legato alla ‘ndrangheta reggina, che da anni gli estorceva soldi. Perché nel controllo del territorio – sotto al Duomo- ci sta pure la gestione dei “paninari”, i venditori ambulanti di cibo. Così- dopo la sua deposizione davanti ai giudici – Tetti ha trovato il furgone bruciato. Le fiamme hanno distrutto la sua “azienda”. E gli hanno mandato un messaggio molto chiaro: è il trattamento riservato a chi paga.

Stavolta, però, Tetti trova al suo fianco il sostegno dello Stato. Il Comune ha deciso di circondarlo da una “scorta preventiva” della polizia locale, per scongiurare altre intimidazioni. Quando lunedì 10 settembre tornerà a lavoro. Una difesa concreta, ma anche – ancora una volta- un messaggio: chi sceglie la Giustizia e lo Stato deve sapere che avrà il suo aiuto. Anche nella quotidianità. Per domani, sono in tanti- anche associazioni e semplici cittadini- che hanno preannunciato la loro presenza, in via Celoria. In segno di solidarietà verso il testimone coraggioso. E nella lotta alle mafie,  i simboli contano.