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“Reggio, non ti amo più”. L’addio di un ex innamorato calabrese

Si parla tanto di mafie, in questo blog. La Calabria è in testa agli interessi di Storiacce blog. E allora voglio condividere anche qui questa lettera di addio di un innamorato della sua terra. La disilussione di un altro cittadino per bene di Reggio Calabria, che fino ad ora ha concretamente cercato di cambiare la rotta. Per la sua parte. Ma che si sente ora sfiduciato, svuotato, perché non vede passi in avanti. E su facebook, la sua lettera in pochi minuti ha avuto 40 commenti, tutti dello stesso tenore. 40 persone in più, che smettono di lottare. E danno altrettante piccole/grandi vittorie all’altra Reggio, quella della ‘ndrangheta. Ma proprio a tutti costoro- a quelli che ci credono che le cose possono cambiare – bisogna dare segnali concreti. Forti e costanti. A cominciare da autentiche opportunità di sviluppo. O l’entusiasmo della gente onesta indietreggerà ancora. Come la spiaggia, divorata dal mare. Conosco Giusva Branca: è- tra l’altro- una delle anime di Strill.it e di Tabula Rasa. Ho incrociato la sua passione di lotta, davanti al lungomare di Reggio Calabria. E la sua determinazione a far sentire l’esistenza di una città diversa. Leggere ora queste righe mi mette tristezza. Ma mi conferma nella necessità che quella terra, la Calabria non può più attendere.

di Giusva Branca

Sei stata tutto per me fin da ragazzino, ho creduto in te, ti ho creduta vittima della cattiveria di un mondo intero che non ti capiva, che non ci capiva. Ti ho difeso oltre il limite della ragionevolezza decantando una tua anima invisibile e incomprensibile ai più. Ho vissuto con te i tuoi, i nostri momenti più bui, convinto che ne saremmo venuti fuori. Ho gonfiato il petto per la nostra storia,

convinto che potesse tornare scintillante (ma ora dubito persino che lo sia mai stata), ho scelto di stare accanto a te mentre i miei migliori amici, le mie anime della mia anima prendevano altre strade e mi lasciavano solo con te.
Ho vissuto le parti più esaltanti – quelle legate alle nostre esperienze sportive – in maniera totalizzante, ritenendomi fortunato ad essere qui con te; solo dopo ho capito che sempre e comunque si trattava sempre di riscatti – parziali e fatui – per un qualcosa di molto più serio e impegnativo che continuava ad essere, a esistere.
Ti sono stato accanto sempre, ho parlato male di te per farti reagire, bene per darti coraggio.
Ti ho dato tanto, tu mi hai dato solo illusioni. Solo quelle, nient’altro.
Ora penso al futuro e mi ritrovo stanco, stanchissimo, svuotato perché ho capito che non cambierai, non lo farai perché non vuoi cambiare, la tua natura è questa, sei come lo scorpione che azzanna la rana – condannando anche se stesso – mentre lo porta dall’altra parte del fiume.
Devo dirtelo, cara, ho il dovere di dirtelo, dopo una vita passata assieme cercando un futuro, non necessariamente clamorosamente migliore, solo un futuro.
Devo dirtelo: non ti amo più.
Ti voglio bene, certo, restano i ricordi, indelebili, le emozioni, scolpite, i polmoni inebriati degli odori che c’erano prima di essere travolti dalla puzza che ci travolge e che, oggi più che mai, trovo emblematica.
Ti voglio bene, a ciò che sei stata sarò sempre legato, perché ciò che sei stata per me ero io, ma il mio “io” di oggi, devo confessarti che non è il frutto del nostro stare assieme, ma è quasi un “nonostante te”.
Stare assieme a te oggi è, in qualche modo, una via obbligata dalla vita, da quelle scelte che ritenevo sacrosante e che ho difeso contro tutto e tutti ma che oggi reputo sbagliate.
No, Reggio, non ti amo più

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