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“Io viaggio da sola”/2

Maria Perosino lo dice subito esplicitamente: questo libro “é scritto per le donne, ma non é vietato agli uomini”. Che compaiono spesso nei percorsi di “Io viaggio da sola” (Einaudi, 144 pagine, 14 euro). Come colleghi, amici, mariti o amanti. E allora- stavolta- voglio parlarvi del suo diario semiserio- che presenterò il 13 settembre a Torino (ore 18, Fondazione dell’Avvocatura, via Santa Maria, 1)- da questa prospettiva. Da quest’altra metà del cielo. O, meglio, del viaggio.
“La prima frase che dicono, anzi urlano e ripetono è che loro viaggiano leggeri. Credo che questo dipenda dal fatto che hanno una memoria ancestrale superiore alla nostra”. Dei tempi in cui “pelle d’orso e clava era tutto ciò di cui avevano bisogno”, scrive – con ironia e un bel pizzico di soddisfazione niente affatto celata – Maria. Col gusto di chi, anche con queste righe, sa di sfatare uno dei tanti luoghi comuni, dell’immagine della donna che viaggia sempre con cappelliere al seguito e dell’uomo- sempre libero e bello- col suo piccolo trolley, completo di tutto. (ah, quanto vorrei, in realtà, poter viaggiare con casse e cappelliere al seguito. Potendo… Almeno una volta- o saranno due, sì, devo confessarlo, sono almeno due- quasi l’ho fatto. No, le cappelliere non c’erano, ma ci sono andata vicina. Ma questa è un’altra storia). Accantonata allora la mia personale invidia per i tempi che furono- e per quelli in cui si partiva soprattutto in auto…-  vado a scrutare nel bagaglio maschile che Maria passa sotto i suoi personali raggi x.

Parte dai medicinali, tanti. “Tutti ipocondriaci, questi uomini. Anzi seriamente predisposti a contrarre un numero pressoché infinito di malattie (contrarre…di molte in realtà hanno già tutti i sintomi al momento della partenza)”. E poi, un’altra generosa porzione dello spazio ridotto del bagaglio è occupata da gadget elettronici. Ma Maria deve avere avuto amici, colleghi, mariti e amanti veramente particolari visto che nelle loro borse ha trovato barometri digitali, riproduttori musicali di vario tipo (“il viaggio li fa sentire giovani”), quando non “enormi babbucce di peluche, le racchette da ping pong”.   E al di là delle dimensioni della valigia, “a dieci anni dall’undici settembre non hanno ancora imparato quello che si può e soprattutto non si può portare in aereo”.  Se l’accompagnatore in questione è poi un collega, la vicenda si complica. Perché “come ogni maschio, è cresciuto nella convinzione di poter far conto, in qualsiasi ora del giorno e della notte e a qualsiasi latitudine si trovi, di una mamma e di una segretaria. Non potendosele portare dietro in trasferta, vi regala entrambi i ruoli”. E per sopravvivere e uscire indenni dalla trasferta, il suggerimento di Maria è l’applicazione in piccolo del metodo Montessori: aiutami a farlo da solo.

Chi non si è mai trovata nella situazione di dover soccorrere un collega, a cui si è staccato un bottone della camicia; un fidanzato malato e agitato in un paese straniero; un amico, vicino alla crisi di nervi perché si stanno pericolosamente avvicinando le otto e ancora non c’è il suo nome accanto ad una rassicurante prenotazione nel ristorante giusto? Dal momento che presumibilmente a Torino, ad ascoltarci ci saranno anche gruppi di colleghi variamente assortiti, mi sono andata a rileggere questo capitolo del diario di bordo di una donna, che ha ridisegnato il suo modo di vivere, quando la sua vita ha sterzato- improvvisamente e tragicamente – in una dimensione diversa.

Maria prende molto in giro l’altra metà del cielo, ma – diciamolo chiaramente- si diverte a scrutare e accarezzare tic e vizi maschili, almeno quanto le piace giocare con le sue abitudini – di portare ad esempio l’olio di argan sempre con sé. E quando poi volge lo sguardo all’uomo al volante, è ancora più perfida. E sorridente. Ci divertiremo a Torino, già lo so. Anche perché – insieme a me e all’autrice, Maria Perosino- ci saranno una sfilza di avvocati- uomini e donne, categoria a cui capita spesso per lavoro, di viaggiare sia da soli, che bene o male accompagnati. Ma ci saranno anche dei viaggiatori seri, come l’avvocato Simonetta Fiore Marochetti e ancor di più Alberto Mittone.

Io viaggio da sola (ve ne avevo già parlato), giovedì 13- Torino, via Santa Marta.

ps. Sulle dimensioni delle valigie maschili, Maria ha ragione: finiscono con l’essere sempre più grandi di quelle delle donne. Ma sul contenuto, mi permetto di dire che le “stranezze” trovate nei bagagli delle donne (a cominciare dal mio) sono maggiori. Per tipologia di oggetto e formazione: ricordo ancora gli occhi sgranati di chi tanto tempo fa- all’apertura del mio trolley rosso, pieno come un uovo farcito- trovò un susseguirsi di buste di plastica trasparenti. Una per ogni abito, giacca, gonna o maglietta…Ovvio, no? Da allora, ho ridotto molto… Ma poi, secondo voi, non era giusto essere così meticolose (cosa che in genere non sono) pur di avere abiti non spiegazzati….?! Da indossare a cena, davanti al mare?

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