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Sos Aziende Confiscate. 30 anni fa, la legge Rognoni-La Torre

C’è la villa di Sandokan, trasformata in spazio per bimbi autistici. Ma c’è pure l’azienda, morta per burocrazia . C’è il terreno in cui fu ucciso Placido Rizzotto, rinato come coltivazione di grano; ma ci sono anche gli uliveti – distrutti a Castelvetrano, come a Mesagne. A 30 anni dall’introduzione, il 13 settembre 1982, della legge Rognoni-La Torre, che stabilì – insieme all’associazione di stampo mafioso, la confisca dei beni ai boss –  se tante sono le storie di rivincite dello Stato sulle mafie, ancora troppo restano le sconfitte. O quanto meno le battaglie da combattere. La priorità oggi – mentre si discute della creazione di una cabina di regia – è salvare le aziende, tolte ai clan. Troppo spesso appassite – insieme ai posti di lavoro.  Un migliaio, le imprese perse per strada. Per oltre 4.200 persone che vi lavoravano, non si sono trovate soluzioni. “E su questo restano grandi ombre. Stiamo lavorando- con una commissione- per la presentazione di una proposta, perché la politica se ne faccia carico”, anticipa don Luigi Ciotti, fondatore di Libera– nella conversazione che andrà in onda sabato- alle 8.30 – in “ACiascunoIlSuo”. Su Radio24.

I numeri parlano chiaro. Delle 1.603 aziende confiscate fino ad ora in Italia, se solo 35 sono quelle rimaste nella gestione dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, al 2 luglio erano appena 35 quelle attiva sul mercato.  Eppure, le aziende confiscate potrebbero- come e più di case e terreni,  il cui valore per difetto è di 385 milioni di euro — potrebbero trasformarsi in ricchezza per lo Stato. Oltre che in rivincita sulle mafie, come ha voluto simbolicamente mostrare il Quirinale, offrendo nel ricevimento per la festa della Repubblica solo prodotti provenienti dai terreni liberati. E proprio in nome dei simboli, Virginio Rognoni, all’epoca ministro dell’Interno, resta fermo nel suo fermo No alla vendita dei beni. “Sarebbe uno schiaffo allo Stato, se le mafie si riappropriassero di quanto era stato faticosamente loro tolto”. Ma rievocando lo spirito di 30 anni fa che portò alla legge che porta il suo nome e quello di Pio La Torre- segretario del Pci in Sicilia, assassinato, prima di vederne l’approvazione – Rognoni nota: “Ora, per dimostrare di combattere davvero le mafie bisogna approvare la legge contro la corruzione”.

SabatoA Ciascuno Il Suo. Radio 24, ore 8.30. Poi in podcast.

Ma lasciatemi scrivere un piccolo commento- dopo i dati. Se i beni confiscati alla mafia oggi sono diventati tanti prodotti- sani- per le nostre tavole, se sono tanti campi estivi per le centinaia di ragazzi andati a fare i volontari, è grazie soprattutto alla forza, all’entusiasmo sempre nuovo, alla passione di Libera, che nel ’96 raccolse un milione di firme, per arrivare alla destinazione sociale dei beni confiscati. E che da allora, non ha mai smesso di metterci l’anima, nella lotta alle mafie. Grazie!