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Beni Confiscati, Caruso (direttore Agenzia): “Ok vendita”

Qui- su Storiacce blog, il testo dell’intervista al Direttore dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, Giuseppe Caruso. L’avete ascoltata- in parte- nella puntata di ACiascunoIlSuo del 14 settembre, con un’inchiesta con l’Sos per le aziende tolte ai boss. Ecco qui il testo integrale. Anche perché sono rare le interviste concesse dal prefetto Caruso.
30 anni fa, l’introduzione della legge Rognoni-La Torre. Storia della restituzione alla società civile dei beni dei mafiosi. Troppo spesso, però, gli immobili restano per anni bloccati e inutilizzati. Tanto da andare in rovina. Si era ipotizzato di affidare all’Agenzia la piena operatività anche per i beni non ancora confiscati definitivamente. È avvenuto? Quanti sono i beni gravati da ipoteca?
R: Oggi il Codice Antimafia attribuisce all’Agenzia Nazionale importanti competenze già nella fase del sequestro. In particolare l’Agenzia interviene in funzione di ausilio all’autorità giudiziaria ma anche come vero e proprio amministratore dei beni nel processo: il legislatore consente all’ANBSC di entrare nella gestione diretta già dopo l’udienza preliminare. Nel processo di prevenzione, invece, l’ANBSC subentra all’amministratore giudiziario, dopo la confisca di primo grado. Tale regime consente all’Agenzia Nazionale di monitorare il processo di gestione e destinazione dei beni già nel momento più difficile, ovvero quello del sequestro, e quindi di intervenire, da subito, per garantire un’efficiente amministrazione. Per quanto riguarda i beni oggetto di gravami ipotecari, in questo momento l’Agenzia Nazionale gestisce 3470 immobili, di cui 1570 interessati da questa criticità.
Quanto agli strumenti normativi ipotizzabili per risolvere tale criticità, sarebbe necessario procedere su due fronti: da un lato, intervenire sui beni in gestione, già di competenza dell’Agenzia del Demanio, per consentire all’Agenzia Nazionale di avviare delle transazioni con i singoli istituti bancari, senza avviare la procedura giudiziale per l’accertamento della buona fede che, come noto, comporta dilatazione delle tempistiche.
Dall’altro lato, modificare la disciplina del Codice Antimafia in materia di tutela dei terzi, prevedendo l’istituzione di un fondo di rotazione che consenta di estinguere i crediti vantanti dai terzi in luogo della prevista vendita dei beni.

D: Dodici associazioni chiedono al Ministro dell’Interno una cabina di regia, con organizzazioni sociali e antimafia – per individuare problemi e indicare linee guida. E’ d’accordo?
R: L’Agenzia Nazionale è sempre stata attenta al tema della concertazione e alla condivisione delle problematiche con i soggetti che, a vario titolo, sono coinvolti nel processo di gestione e destinazione dei beni. Basti pensare, ad esempio, che l’associazione “Libera” partecipa, con un proprio rappresentante, nei singoli Nuclei di supporto costituiti presso le Prefetture i quali rappresentano, a livello territoriale, la sede naturale dove poter risolvere le specifiche problematiche sui singoli beni.
Di recente, l’Agenzia Nazionale ha partecipato, alla presenza del Ministro Cancellieri, ad una riunione specifica su tale argomento. In questo contesto è stato rappresentato che il coinvolgimento dei vari soggetti firmatari potrebbe avvenire su due livelli: a livello centrale, tramite la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con ciascuna istituzione o associazione nel quale individuare, per ogni specifica tematica, i principi e i criteri direttivi da seguire e a livello periferico, tramite il coinvolgimento della singola istituzione/associazione in seno al competente Nucleo di supporto, attuando così le linee guida dettagliate nel siglato protocollo d’intesa.
Naturalmente il descritto coinvolgimento della singola istituzione o associazione, realizzato tramite la sottoscrizione di protocolli d’intesa, potrebbe applicarsi non solo alla gestione e destinazione dei beni confiscati in via definitiva, ma anche alla gestione dei beni in sequestro, nell’ambito della generale funzione di ausilio alla magistratura cui ho già fatto cenno.

D: Capitolo specifico, le aziende confiscate. Sono stati siglati più accordi regionali, per formare i manager. Le aziende possono essere messe sul mercato?
R: La prassi ci insegna che, per poter collocare un’azienda confiscata sul mercato, occorre effettuare una delicata valutazione aziendale volta a verificare l’esistenza di fondati e oggettivi elementi di rilancio dell’impresa. Qualora manchino tali elementi, è inutile mantenere sul mercato un’azienda non concorrenziale; altererebbe le regole del mercato a scapito delle aziende sane. Sarebbe, invece, auspicabile avere degli strumenti legislativi di welfare che consentano di tutelare i dipendenti dell’azienda mafiosa da liquidare (Cassa integrazione in deroga, contratti di solidarietà, sistemi di riqualificazione del personale per ricollocarlo su mercati diversi, etc.).
D: Che pensa dell’ipotesi di vendere i beni confiscati?
R: L’idea, ormai condivisa da diversi esperti del settore, compresi molti magistrati, è che la gestione efficiente ed efficace dei beni debba passare, in alcuni casi, per la via della vendita.
Mi riferisco, in particolare, a tutti quei casi in cui il bene risulta di fatto indestinabile allo Stato o agli enti territoriali: si pensi ai beni confiscati in quota indivisa per i quali, spesso, l’unica destinazione possibile è quella della vendita ai privati. Di conseguenza, proprio per risolvere questi casi, sarebbe auspicabile un intervento del legislatore che consenta all’Agenzia Nazionale di alienare i beni immobili ai privati ovviamente dando priorità alla destinazione allo Stato e agli enti territoriali.
D: I soldi liquidi, gli oggetti, i conti correnti o ad esempio anche i gioielli confiscati ai boss sono sotto la vostra gestione? Come vengono utilizzati?
R: Attualmente l’Agenzia Nazionale gestisce soltanto quella parte di beni mobili confiscati in via definitiva. A seconda dei casi, possono essere assegnati alle Forze dell’ordine (autovetture) oppure venduti (gioielli, quadri, mobilio, etc). Per quanto riguarda i conti correnti, l’attuale normativa affida la gestione dei conti correnti, diversi da quelli intestati a
società, al Fondo Unico Giustizia che provvede all’amministrazione degli stessi in forma accentrata già dalla fase del sequestro. Nei pochi casi in cui il conto corrente, sin dalla fase del sequestro, non risulti volturato al predetto FUG, l’Agenzia Nazionale provvede a devolvere le somme ivi giacenti, al netto delle spese della procedura.

D: Nell’ultimo report annuale, l’Agenzia denunciava “l’assoluta inadeguatezza delle risorse attribuite, a fronte dei molteplici compiti”. Di quanto in più avreste bisogno, in termini di uomini e persone?
R: Nella relazione dell’Agenzia Nazionale abbiamo segnalato l’assoluta inadeguatezza dell’organico di 30 unità di personale, compresi i dirigenti, a fronte dei molteplici compiti che, per legge, devono essere svolti.
Sulla base delle ultime stime dell’Agenzia, abbiamo segnalato che, soltanto per le funzioni di staff (servizi amministrativo – contabili), l’Agenzia necessiterebbe per la gestione ordinaria delle attuali 5 sedi operanti sul territorio nazionale (Reggio Calabria, Palermo, Napoli, Roma, Milano) di 38 unità di personale. A questi vanno aggiunti i “tecnici” che dovrebbero occuparsi della parte operativa, ossia della gestione dei beni sequestrati e confiscati. Sul punto abbiamo segnalato che l’Agenzia Nazionale ha bisogno di almeno 100 unità, con la precisazione che l’ampliamento della pianta organica deve essere necessariamente accompagnato dalla trasformazione dell’Agenzia Nazionale in ente pubblico economico, che consentirebbe di assumere personale qualificato da dedicare, in via esclusiva, alla gestione operativa.

D: Ci sono stati, negli ultimi anni, molti cambiamenti nella gestione dei beni confiscati, dal Commissario straordinario, al Demanio fino all’Agenzia Nazionale. Tutto questo non ha significato perdita di tempo e spreco di competenze?
R: I continui cambiamenti in questi anni, necessitati dall’evoluzione della normativa antimafia, hanno consentito di individuare un unico soggetto, l’Agenzia Nazionale, quale attore principale nel processo di gestione e destinazione dei beni sequestri e confiscati garantendo, così, un maggior grado di efficienza e razionalizzazione dell’interno processo gestionale, dal sequestro a dopo la destinazione del bene. Il problema che si pone oggi, quindi, non è chi gestisce, bensì di potenziare l’ente gestore in modo da consentirgli di realizzare concretamente gli obiettivi previsti in via astratta dal legislatore.
D: Come vi regolate per i beni – confiscati – che si trovano all’estero? Ci sono beni già assegnati all’estero?
R: non si hanno elementi per rispondere in quanto, durante la fase giudiziaria, la gestione dei beni all’estero è di competenza del Ministero della Giustizia (rogatoria) e, durante la fase esecutiva, anche del Ministero degli Affari Esteri, che provvede con specifici accordi bilaterali ad eseguire il provvedimento nello Stato estero.