Radio24 | Il Sole 24 ORE

Mapelli: “le ex aree industriali ambienti a forte corruzione”

Walter Mapelli lo mette in testa alla lista: “la riqualificazione delle aree industriali dismesse è uno degli ambienti a più forte rischio corruzione”. Lui, pm di Monza, con alle spalle 20 anni di lotta ai reati contro la pubblica amministrazione, l’ha verificato direttamente nelle indagini sull’ex aree Falck e Mapelli. Il Sistema Sesto, cioé. L’indagine a carico di Filippo Penati, già presidente della provincia di Milano, già nella segreteria politica del Pd, e prima anche sindaco di Sesto San Giovanni. L’ex Stalingrado d’Italia.
Poco prima di firmare – lunedì- l’avviso di conclusione di indagine e chiedere il processo per Penati ed altre 21 persone, Walter Mapelli spiegava – sabato- ad “A Ciascuno il Suo” di Radio 24, perché più facilmente dietro questi progetti di riqualificazione si nascondano veicoli di corruzione.  “Sono operazioni complesse, con un rapporto costante con la pubblica amministrazione. E con l’aggiunta anche di contributi pubblici”, elenca.
La costruzione delle infrastrutture e il settore energetico sono gli altri due macroinsiemi a rischio mazzette. Sulle tangenti dietro pannelli solari e pale eoliche, influisce anche il fattore novità, oltre che la moltiplicazione dei centri decisionali.  “In Sicilia – racconta Mapelli – servono 27 passaggi burocratici per autorizzare un parco eolico. Ed è chiaro che la frammentazione delle competenze facilita la corruzione”.
Cifre, storie e dinamiche del vizietto italiano più duro a morire, Walter Mapelli le racconta, insieme a Gianni Santucci, cronista del Corriere della Sera, nella “Democrazia dei corrotti” (Bur).
Cifre, come le  2.364 persone indagate in Italia per corruzione e concussione nel 2011.  Cifre da un Paese, che per trasparenza è ben al di sotto della media Ocse. Cifre da un Paese dove mazzette di vario tipo riguardano talvolta anche dei magistrati. Un Paese che — a 20 anni da Mani Pulite — si ritrova difronte agli stessi interrogativi di allora. Anche se con formule e destinatari differenti.  Ora ci sono i consiglieri regionali. E ora “chi ha le chiavi della cassa pubblica, si fa un provvedimento inneccepibile, per usare per spese personali soldi pubblici. Ora è un assalto alla diligenza”, commenta Mapelli in ACiascunoIlSuo.
Dal Lazio al Piemonte, da Batman a tutti i suoi vari fratelli sparsi. Con le loro settimane bianche, i gettoni per le sagre, gli acquisti di case o jeep. Le feste. Le immagini delle ultimi inchieste diventano così l’icona di un diffuso sperpero di denaro pubblico. Mentre il Paese stringe la cinghia.  Volgari ancelle e appesantiti condottieri. Maschere di maiali e sguaiati Ulisse de noartri.  Scatti di un prolungato e stonato fine impero.
E altri scatti compongono la galleria, raccontata da Mapelli e Santucci. Dal veterinario di Conversano, alla vendita del gas di Arese. Da Orbetello alla Sicilia dei signori del vento. Dalle bustarelle classiche, mai sparite- ma ora forse confinate in provincia – ai più sofisticati schemi di consulenze e false fatturazioni, per nascondere le tangenti.
Una cosa è certa: “la continuità politica degli stessi nomi aumenta la corruzione. Perché se  un imprenditore la utilizza come suo strumento di persuasione,  il suo capitale è proprio quello di poter contare su determinati soggetti. Che rivestono certe cariche e possono incidere in suo favore: il corruttore vuole la stabilità politica”. Anche pure, eventualmente, in cariche diverse.
La Democrazia dei Corrotti, Bur, 286 pagine, 12 euro.