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Fede/camorra, nuova era: dal Giglio abbattuto al prete coraggio

Barra (Napoli)- Fede e camorra. Riti  di potere. E preti di denuncia.
Obelischi costruiti coi soldi del pizzo, e benedetti per la festa del paese. Ma anche inchieste, partite con denunce dall’ altare.
Da sempre, c’è odore di incenso, intorno ai vecchi e nuovi padrini. Ma stavolta- i simboli cominciano a cadere. Proprio come il Giglio Insuperabile, l’imponente torre di legno e cartapesta, sequestrata e distrutta nel quartiere napoletano di Barra.
Quando quella torre più alta delle case è caduta, qualcuno ha applaudito. Qualche altro fischiato. Quando quella torre di legno e cartapesta è stata abbattuta, per questo  rione è stato un po’ come quando le rivoluzioni decapitano le statute dei regimi. E’ lo Stato, che esclude dalla più popolare delle feste cittadine, il simbolo del potere camorrista. Usato per omaggiare il boss, con prolungate soste sotto i balconi di casa. E divenuto esso stesso, strumento di estorsione. Con le richieste di pizzo, fatte in nome del Giglio. Come di recente anche un pentito ha confidato.
Per questa puntata di A Ciascuno Il Suo – sabato 6 ottobre, 8.30 su Radio 24 – ho voluto attraversare le facce nuove e vecchie del rapporto tra fede e camorra, nell’hinterland partenopeo. Dove la folla si era aperta, come il Mar Rosso per Mosé, davanti al passaggio della Rolls Royce bianca del boss. Che dispensava baci e promesse.
Ora, tra applausi e fischi, quell’obelisco è venuto giù. E contemporaneamente, un altro segno importante è avvenuto a pochi chilometri di distanza, a Casapesenna. Pieno feudo casalese. Qui, dove il pizzo è una tassa fissa e costante su appalti e guadagni, gli imprenditori, come i commercianti cominciano a parlare. Come ha fatto il titolare di una ditta edile, raccontando del pizzo subito a don Vittorio Cumerlato, un giovane parroco spedito dal Veneto in terra di lavoro. E diventato ben presto un punto di riferimento importante per la gente. Anche per la sua capacità di tuonare dall’altare: “Questo paese non cambierà mai”. Ma i suoi- più che sconfortate grida di rassegnazione- sono inviti, a “riprendersi la libertà, a togliersi quella patina da criminali conquistata- anche giustamente, racconta- con l’opinione pubblica nazionale”. Le sue parole sono messaggi, ogni volta. E chi ascolta, capisce. Le sue parole stanno contribuendo ad aprire una crepa. E allora è un’altra faccia importante e diversa del rapporto tra fede e camorra: da occasione di consenso, i reti religiosi stanno diventando canali contro la camorra.
Sentirete musiche molto forti ed espressioni, che sembrano da film- nella puntata di domani. Sono il ritmo di queste feste popolari, che proprio per questo vanno allontanate dalle strumentalizzazioni mafiose.