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Le sette alluvioni dimenticate dell’Italia fragile

Mezzo  milione di frane solo dal 2007. 150 terremoti, nell’ultimo secolo. Con almeno 250mila morti. L’Italia fragile è l’Italia che trattiene il respiro, ad ogni temporale. E trema, ad ogni scossa della terra. L’Italia fragile è però anche quella degli interventi “invasivi ed irreversibili” sulle nostre coste, come denuncia l’Ispra. Ed è quella che sa più ricostruire che prevenire.
Ad un anno dall’alluvione in Liguria e Lunigiana, la puntata di A Ciascuno Il Suo (ogni sabato, 8.30 su Radio 24 e poi in podcast) è un viaggio nell’Italia fragile. E senza soldi. L’Italia delle sette alluvioni dimenticate- da Messina, alle Marche al Teramano, e dei comuni che ancora non hanno ricevuto finanziamenti. Ma è anche l’Italia della “Protezione civile che ci possiamo permettere, non di quella di cui avremmo bisogno”, per dirla col prefetto Franco Gabrielli.

Troppe alluvioni e troppi terremoti mi è già capitato di vivere o di vedere, per lavoro. Troppo fango e tropppe crepe. Anche per questo, molto volentieri ho deciso di dedicare due puntate di A Ciascuno Il Suo all’Italia fragile, ad un anno dall’alluvione delle Cinque Terre. Ci tornerò nei giorni dell’anniversario, ma prima- col capo della protezione civile, Franco Gabrielli- ho voluto, come l’anno scorso, fare un volo su quest’Italia così troppo spesso ferita. Dove l’acqua del mare- troppe volte- preannuncia il dolore, cambiando colore. Come quelle chiazze marroni che l’anno scorso- arrivando in barca a Monte Rosso – per prime raccontavano la devastazione che poi avremmo trovato. Ma quest’Italia fragile- quanto poi è davvero consapevole dei suoi pericoli? O progetti di nuove costruzioni prevalgono sempre sulla prevenzione? Anche di questo, parlo col prefetto Gabrielli. Che a differenza di molti funzionari pubblici- e di ciò lui va fiero – non dice che va sempre tutto bene.